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Sex and the city

Sex and the City is probably the only thing I can watch right now. Even though I’ve watched that show a hundred times, there’s always something reassuring about knowing that everyone sooner or later goes through the same shit, and then moves on, and then other shit happens and so on. Maybe not 100% reassuring in a “happily ever after” manner, but still, a down moment has to be followed by a great time. It has to. Right?

Sex and the City, the (fictional) ending

Nonostante io sia un’appassionata del telefilm, non ero mai arrivata, fino a cinque minuti fa, all’ultima puntata.

Ebbene, penso di dover ancora elaborare la mia personale opinione sul come abbiano fatto finire il tutto. Forse un pò troppo happy ending, ma in fondo perchè no, è pur sempre una fiction. In un certo senso però, tutto è rimasto come era. C’è chi si è sposata, chi ha avuto figli, ma nel profondo i personaggi sono rimasti gli stessi.

Carrie è scappata a Parigi, inseguendo un sogno romantico, per poi tornare a New York con lui, sempre lui, Big. Lui che l’ha fatta soffrire, lui che è sempre stato un’incertezza, lui che, diciamolo, è stato uno stronzo.

Cosa vuol dire questo? Bisogna davero crederci, e lottare fino in fondo, per QUELLA persona? Anche se QUELLA persona ha fatto di tutto per spingerci lontano? Significa questo che se ami qualcuno non devi scendere a compromessi con nessun’altro, nemmeno se questo include una vita di lusso nella capitale francese?

I compromessi forse sono davvero inutili. Puoi trovare anche la persona migliore del mondo, ma se non è lui, non è lui.

Però questa è la vita vera, non un telefilm, e se qua QUELLA persona non si sveglia, che ne sarà di noi?

Like a Man

Nell ultime settimane in cui sono stata costantemente impegnata nel tentativo di comprendere la psicologia maschile, ho ritirato fuori un vecchio libro comprato in un charity shop in Inghilterra alla tenera età di 13 anni. Il libro in questione è nientepopò di meno che “Men are from Mars, Women are from Venus”  Io per principio non credo nei bestseller, ma ci ho ridato comunque una letta volentieri, più che altro perchè volevo vedere, dopo 7 anni di esperienza attorno ai maschietti, se il libro effettivamente diceva qualcosa di vero (d’altronde a 13 anni non avevo un granchè da comparare con ciò che leggevo). Ebbene, certe idee sono interessanti lo ammetto, gli uomini come gli elastici, le donne come le onde, ovviamente tutto troppo generalizzato e piuttosto banale.

Ma non è questo che mi ha dato da pensare. Più scorrevo le pagine, più una strana sensazione iniziava a farsi strada nei meandri della mia mente. All’inizio non capivo bene cosa fosse, poi l’illuminazione. Il mio modo di pensare e comportarmi assomiglia molto di più a quello dei marziani uomini che a quello delle venusiane donne. Questo secondo il libro ovviamente.

Ci ho ripensato stamattina, guardando l’ennesima puntata di Sex and the City (la mia ultima droga scaccia pensieri). L’argomento della rubrica del giorno di Carrie era “perchè le donne non possono fare sesso come gli uomini?”, dove per “come gli uomini” si intende senza emozioni, per divertimento e basta. Io facendo un passo indietro mi chiedo “perchè nell’immaginario collettivo questo tipo di cose viene visto come un qualcosa di prettamente maschile?”. Non capisco perchè se una donna pensa o fa qualcosa che non segue esattamente il filo logico di Jane Austen deve sentirsi dire che si comporta come un uomo. Forse semplicemente le va di fare così, o non gliene frega niente, o è una stronza, o magari una un pò vacca. Ma non dite che si comporta come un uomo.

Sex and the City

Ore 00:56, sei puntate di sex and the city dopo. Ieri è stata una di quelle serate dove abbondano le amiche, i gossip, i bicchieri di vino e le cose fatte senza pensare, con i successivi sensi di colpa. Oggi una giornata passata a pensare, a quello che ho fatto e a quello che non avrei dovuto fare, con alternati momenti di finto orgoglio e sincera disperazione.
La sera tornata a casa e trovatami finalmente in possesso dopo settimane di un vero divano e di una televisione mi sono buttata dentro una maratona di sex and the city. Impossibile non confrontare le vicende di Carry&Co con i miei drammi e quelli delle mie amiche. Si, è una frase fatta, ma potrebbero davvero produrre l’ennesima serie tv post-adolescenziale sulle nostre storie.
Ma il punto è, perché ci piace così tanto seguire le problematiche vite di personaggi inventati in televisione mentre i nostri stessi casini sono solo fonte di stress e abbuffate depressive di cioccolata? I problemi in fondo sono sempre quelli. Cuori infranti, cuori confusi, tradimenti, ragazzi sbagliati, baci sbagliati, sensi di colpa e segreti.
Manca solo New York, e qualche migliaio di dollari in vestiti e borsette. Ma se c’è un altra similitudine tra la vita vera e il telefilm, è l’amicizia. Quattro amiche (cinque nel mio caso) che condividono tutto. Dalle gioie più insensate da primo appuntamento, alle lacrime causate dal tipico stronzo, senza dimenticare le lunghe confessioni di sbagli e paranoie. Perché nonostante tutto noi siamo qua, ridiamo assieme, piangiamo assieme, facciamo errori assieme, ma non ha importanza. Siamo il “non judging breakfast club”, non importa quanti casini abbiamo in testa o nella vita, non siamo mai sole.