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Occhi asciutti

Guardo le tue foto, le nostre foto, e non capisco cosa sento. Sono seduta sul letto, fra le mani gli ultimi ricordi che non ho ancora avuto il coraggio di buttare via. Guardo il mio sorriso stampato in bianco e nero, il sorriso di un istante perfetto, che non ricordo nemmeno di aver vissuto. Guardo i tuoi occhi, la tua bocca, tutte quelle piccole cose che erano tutto e che ora non sono nulla.

Resto seduta e aspetto le lacrime, aspetto un vuoto nello stomaco, un dolore al petto, ma niente. Mi sento nel ciglio di un fosso, sono pronta a cadere, sono pronta per il peggio, eppure non succede nulla. Sono ancora qua seduta, nel letto, con delle polaroid in mano e gli occhi asciutti.

Stare da soli

Questa lezione è noiosa, e oggi è una giornata no. Quella passata è stata una notte di insonnia e riflessioni e questa mattina ne ho pagato tutte le conseguenze. Ma sono comunque felice. Se c’è una cosa che ho imparato nell’ultimo anno è che essere di malumore non significa essere tristi. Ok oggi sono così, magari non avevo voglia di alzarmi dal letto e ora non ho voglia di seguire la lezione, e probabilmente questo pomeriggio non avrò voglia di studiare ma va bene così. Domani starò meglio, e se non è domani allora sarà dopodomani.
Un anno fa non sarei mai riuscita a ragionare in questo modo ma per fortuna si cresce e si migliora. Da quando sono da sola sono migliorata tantissimo, e no grazie non ho bisogno di fare la modesta. Sono una persona migliore ed ho intenzione di prenderne il merito, perché è tutto mio. Ci ho pensato stanotte, perché il caso ha voluto farmi tornare in mente l’anno passato e la persona con cui l’ho condiviso. Non ci ho pensato con tristezza perché non lo sono. Non sono sempre felice, ma sono serena.
Si impara tanto stando da soli, si impara a conoscersi, si impara quali sono le cose che vogliamo e quelle che ci fanno stare bene (e purtroppo non sempre queste coincidono). Si impara quali sono i propri limiti, e questo è utile perché una volta individuati si può provare a superarli.
Ma sopratutto si impara a stare bene con se stessi, e penso seriamente che questa sia la capacità più importante di tutte per sopravvivere (bene) in questo mondo.

Cercatori di esperienze

Più passano i giorni più faccio fatica a distingue tra ciò che è realmente accaduto e ciò che è frutto della mia immaginazione. O meglio, so esattamente cosa è accaduto, ma mi sembra una cosa così incredibile che persino io faccio fatica a credere ai miei ricordi. Mi sembra quasi di rileggere una pagina di un libro per adolescenti o di guardare un episodio di qualche serie tv pseudo romantica.
La cosa peggiore del vivere esperienze così intense e uniche è che poi inevitabilmente (almeno per le inguaribili romantiche come me) non sai pensare ad altro, e rischi di dimenticare le piccole gioie della routine di tutti i giorni. Ogni cosa sembra così banale e ordinaria messa a confronto con quella notte a Parigi!
Ah i “cercatori di esperienze” di Zuckerman! Siamo condannati a passare la nostra esistenza nella costante ricerca di nuovi stimoli solo per sentirci vivi! Ma se come dicono la felicità rappresenta il viaggio e non la destinazione, noi cosa stiamo inseguendo?