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Drunk in Love (L’amore è sbronzo)

Capisco che questa traduzione non sia corretta. “Drunk in Love” è la canzone che sto ascoltando, e lo stato sentimentale che temo, “L’amore è sbronzo” è la perla che una mia amica ha utilizzato per descrivere le nostre pare mentali-situazioneli-relazionali degli ultimi tempi.

Entrambe rappresentano piuttosto bene la mia situazione attuale.

Ho scoperto di essermi trovata un caso umano più caso umano di me. Io pensavo di aver paura dell’amore? Ragazzi, neanche parlarne. Questo è TERRORIZZATO. E gli piaccio, tanto da quel che dice lui, ma “grazie” a non so che trauma terribile passato il solo pensiero di una storia gli fa salire le ansie. Però continua a cercarmi, e continua a dire che gli piaccio, che vuole vedermi.

Mondo crudele cosa ho fatto di male per meritare questo? Mi sono già spinta ben oltre il limite che la mia timidezza cronica mi impone, per questo ultra-trentenne. Io mi aspettavo di poter fare un pò la bambina e di lasciarmi guidare da qualcuno più maturo di me nelle mie incertezze. Invece pare che debba fare il contrario.

Ma una storia normale mai eh.

Ah si, buon San Valentino a tutti.

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Down with Love.

L’amore forse non è un gioco, ma la seduzione di sicuro lo è.

Sto sentendo ormai da più di un mese un ragazz…uomo (con 15 anni più di me non penso di poterlo definire ragazzo), con cui però non ho mai avuto un vero e proprio appuntamento. Non voglio dilungarmi nelle varie vicende, ma la situazione è: io piaccio a lui, lui piace a me, lui ha reso chiara più di una volta l’intenzione di volermi chiedere di uscire, io ho reso chiara l’intenzione di voler accettare.

Eppure siamo ancora qua, perchè?

Inizialmente ho pensato fossimo entrambi bloccati per questioni di insicurezza. Io sono giovane, di bell’aspetto, e sono in quell’età in cui si è pieni di vita e al massimo della forma, sia fisica che mentale. Lui è un uomo che ha avuto successo nella sua strada, raggiungendo quell’indipendenza che per chi ha vent’anni come me sembra ancora un miraggio. Ma a parte le differenze scontate date dall’appartenenza a due generazioni differenti, dal punto di vista intellettuale siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ed è un aspetto di me che mai nessun ragazzo aveva saputo apprezzare prima d’ora, e che io stessa non avevo mai saputo condividere (trovandomi compresa) con nessuno.

Allora ho pensato si trattasse di timidezza. Io sicuramente lo sono, e lo è anche lui. Tutte quelle frecciatine lanciate da entrambi i lati ma lasciate sempre a metà, nella speranza che sia l’altro a prendere in mano la situazione. Ma dopo innumerevoli conversazioni in cui è palese che esiste un interesse da entrambe le parti ho iniziato a capire. Non si tratta di insicurezze o timidezza, o comunque non solo. Stiamo GIOCANDO.

Ma non giocando in quel senso negativo, della serie che lui vuole solo portarmi a letto e io voglio solo aprofittarmi di cene e regali (fosse così allora non avrebbe senso mantenere la situazione in sospeso), stiamo giocando perchè entrambi vogliamo piacere all’altro, ma nessuno dei due vuole ammetterlo apertamente (nonostante, ripeto, la cosa sia palese da entrambi i fronti). Come se il primo a “cedere”, e ad ammettere i proprio sentimenti, sarebbe nominato perdente, mentre l’altro guadagnerebbe il tanto ambito “potere” della relazione.

Per me in questa situazione si alternano due stati d’animo. Da una parte mi diverto, mi sento bene, e mi rendo conto che il detto “l’attesa aumenta il desiderio” è più che vero. Dall’altra, mi chiedo se tutto ciò ci porterà infine davvero a qualcosa di concreto, e se questo debba significare per forza la nomina di un vinto e di un vincitore.

Io intanto non mi ritiro, continuo questo gioco nella speranza che anche qui possa esistere una win-win solution.

Una settimana di amore, poi addio

Sono alla fine e ripenso all’inizio. Un inizio confuso lo ammetto, inaspettato. Era una di quelle sere in cui è l’alcol ad avere la meglio, in cui è lui a guidarti lasciando una scia di ricordi confusi. Ricordo le persone che ballano e ridono, tu che mi prendi per mano, che all’improvviso sei in camera mia. E il risveglio imbarazzato della mattina dopo, il mal di testa, il cercare di ricostruire i fatti. E’ stato un inizio che di per se sembrava già una fine. Pensavo che avrei dovuto passare la settimana successiva con gli sguardi di tutti addosso e la vergogna di incrociare il tuo sguardo, ma non potevo sbagliarmi di più. Sei stato perfetto, mi hai preso per mano e mi hai guarita da tutti i dubbi, e Venezia non è mai stata così bella. Il caffe noi due soli in piazza Margherita, i discorsi stentati in inglese sulle nostre vite, sull’arte, le tue foto stupende e le tue maniere perfette. Il lungo viaggio in treno di ritorno, addormentato sulla mia spalla. E un’altra notte a casa mia, dormendo, solo dormendo tra le tue braccia. Domenica mattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto sono stati i tuoi. E ti giuro che non esistono al mondo degli occhi più belli di quelli con cui mi hai sorriso quella mattina, e con cui mi hai sorriso assonnato tutte le mattine successive. E ti sbagli, perché non sono marroni, sono verdi, oro, neri, sono di un colore che forse non esiste e che ho inventato io soltanto per te. Un intera giornata a letto, con te, alzandoci solo per fare colazione, colazione che tu hai voluto preparare per me, continuando a stupirmi per le tue assurde buone maniere e per la tua gentilezza senza controllo. Un intera giornata a letto, con te, abbracciati, coccolati, accarezzati, parlando di mille cose con quella tua voce perfetta e la tua r francese che mi fa impazzire quando dici il mio nome. La Francia, i film francesi, Parigi, la medicina, il Vietnam, la tua famiglia, i tuoi viaggi, le cose che ami. Non avrei mai smesso di ascoltare le tue storie. Quando te ne sei andato il mio letto già si sentiva vuoto. Il giorno dopo e i sorrisi nascosti ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, i tuoi occhiolini buffi e i miei occhi che ti cercavano di continuo. Le occhiate indagatorie dei nostri compagni, e il nostro che voleva rimanere un segreto. E quella notte, quella notte abbiamo fatto l’amore, e per me sei stato tutto. Il tuo corpo era tutto, la tua voce era tutto, i tuoi occhi belli anche al buio erano tutto, il tuo calore, la tua pelle, tu, tu eri tutto. Martedì, un’altra giornata di sguardi e baci rubati, un’altra notte di amore e parole, di risate e di sorrisi. Tu che tenti di insegnarmi il francese, e io che fallisco miseramente facendoti ridere. Tu che impari parole in italiano per potermi complimentare anche nella mia lingua, come se tutte le cose che mi dici in inglese non fossero abbastanza. “Stop being so actractive”, “Your eyes are so blue, it’s crazy”, “Belissima”, “Carrrina”. Sappi che mi hai confermato tutti gli stereotipi sul romanticismo francese. Mercoledì è stata la giornata della musica, dei violini, della lirica, dell’orchestra. E la mia gioia incredula di avere seduto a fianco a me un ragazzo che riesce ad amare anche queste cose. Smettila di essere perfetto. La nostra passeggiata in castello con gli archi che ci accompagnano in sottofondo, noi due seduti sull’erba ad ascoltare, vicini, per mano, senza il bisogno di nessuna parola. E abbiamo di nuovo fatto l’amore, ancora e ancora, e abbiamo di nuovo dormito abbracciati e mi sono di nuovo innamorata dei tuoi occhi. E forse non sai quanto sei bello mentre dormi, ma io lo so, lo so bene, perché la mattina sembravi un angelo, con quelle labbra che esistono solo per essere baciate, la tua pelle che scotta e le tue ciglia nere che schiudi all’improvviso facendomi morire. La dovevi smettere di essere così perfetto, la dovevi smettere con le tue fusa assonnate la mattina e la dovevi smettere di farmi innamorare ad ogni sorriso. Giovedì non ci è più importato del giudizio degli, le ore iniziavano a farsi troppo poche. Ci siamo presi per mano e abbiamo vagato senza meta perché già sapevamo che una meta comune per noi non c’era. Ma questo pensiero è rimasto ben nascosto, perché ci siamo goduti ogni secondo di quella giornata. Le parole, le prese in giro, e così tante risate. “Are you kidding on me?”. Non pensavo fosse possibile essere così perfettamente felici. E la sera con tutti gli altri, e le mie amiche che ti hanno adorato dopo solo mezzora, le risa, le risa infinite di quella giornata. La mia felicità indescrivibile, era troppa, e quando quella notte abbiamo fatto ancora l’amore non ne potevo più, perché era troppa, davvero troppa, e non si può essere così felici. Ma poi è arrivato venerdì, è arrivato l’ultimo giorno, ma nella mia testa i giorni della settimana non esistevano più. Esistevano solo un susseguirsi di ore senza nome e senza scadenza, perché l’idea di dover chiamare quel giorno l’ultimo era troppo terribile per essere anche solo considerata. Così ho provato con tutta me stessa a non chiamare “venerdì” questo giorno, e siamo state felici come sempre. Tu eri perfetto come sempre, io ero persa nel verde e nell’oro come sempre. I colpi al cuore che mi assalivano ricordandomi che la clessidra continuava a girare sono stati soffocati con tutte le mie forze. Non potevo rovinare gli ultimi momenti con te. La nostra inconsciamente ultima passeggiata per mano, le nostre battute ormai usuali, il tuo inglese buffo e tu che mi permetti di prenderti in giro. C’era già la paura in qualche sguardo ma la felicità di essere ancora assieme la superava. Alla cena di gala eri bellissimo, come lo sei sempre stato e ancora di più. La nottata era di per se magica e averti seduto al mio fianco l’ha resa ancora più speciale. Le risa degli altri francesi al tavolo, la nostra amica americana, i ringraziamenti da parte di tutti i professori per il mio lavoro, le esibizioni, e poi il cibo, il vino, i balli.  Prendi la perfezione e mettila in una notte. Ma la notte finisce, ancora prima che sorga il sole, e il momento dei saluti è arrivato. Lacrime e lacrime mentre salutavo tutti i miei nuovi amici, la mia famiglia per due settimana, sapendo che non li avrei più rivisti. E così ce ne siamo andati, mano nella mano, per l’ultima volta. Per l’ultima volta abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti al mio appartamento, per l’ultima volta ci siamo spogliati e abbiamo dormito così, pelle a pelle, nel mio letto. Ma questa volta non ho potuto trattenere le lacrime, non ho potuto ignorare il fatto che erano le ultime ore, gli ultimi minuti, in cui avrei sentito il tuo odore e in cui avrei baciato le tue labbra. E ti chiedo scusa di aver pianto così, senza riuscire a smettere. Ed esprimere quello che provavamo in quel momento ci è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma per noi, in due lingue diverse, non c’era proprio speranza. Hai detto che siamo come due amici che si separano, non perché scelgono di farlo, ma semplicemente perché prendono due strade diverse. Hai detto che sapere che avevamo una fine certa ha reso le cose ancora più intense. Hai detto che non mi dimenticherai, non solo perché abbiamo passato dei bellissimi momenti, ma perché ti ho cambiato. Ho detto che è ingiusto, e mi hai risposto che la vita è ingiusta, da vero medico mi dici che ci sono bambini che si ammalano, e muoiono, perché la vita è così, ingiusta. Per questo bisogna essere grati dei bei momenti che abbiamo la fortuna di vivere. E così, per l’ultima volta, mi sono addormentata fra le tue braccia, con gli occhi pieni di te e pieni di lacrime. Vorrei non parlare del nostro risveglio, di come mi sono sentita guardando il tuo viso addormentato e di quanto avrei voluto fermare il tempo quando hai aperto i tuoi occhi verdi e oro. Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta e per l’ultima volta ci siamo baciati. Sei riuscito a farmi sorridere, e ho dovuto dirti che no, non ti dimenticherò mai. Lasciarti uscire da quella porta è stata probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai fatto, perché i tuoi occhi erano bellissimi anche pieni di lacrime. E da quel momento sono state ore di inferno, perché ancora non posso credere che tu te ne sia andato. Non so se ti rivedrò mai più, una parte di me non riesce a rassegnarsi a questa idea, l’altra dice di essere grata e andare avanti. Fa male, fa davvero troppo male, e ogni volta che trovo uno di quei post-it che mi hai nascosto per casa è una nuova ondata di lacrime. Continuo a sentire la tua voce  nella mia testa che dice “Oh rreally” con quel tuo maledetto, adorabile accento francese. Continuo a vederti nel mio letto, con gli occhi assonnati, che mi sorridi. Non so cosa succederà nel futuro, ma spero che arrivi il giorno in cui pensando a te sarò solamente felice, felice della splendida storia che ho avuto con te. Nessun rimpianto, anche se il dolore mi sta uccidendo. Grazie.

Lettera delle 02:40 alle mie amiche

Ho chiuso con A. Penso sia stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto perché continuava a chiedermi di lasciare una possibilità aperta e io avrei davvero voluto farlo ma per la mia sanità mentale ho tenuto duro fino alla fine. Davvero non pensavo di riuscire a fare una cosa del genere ma ho pensato a quanto sono stata bene oggi con voi e questo mi ha dato il coraggio. Quelli sono i momenti che vale la pena di avere e sono quelli che voglio nella mia vita. Basta drama, basta paranoie, basta pianti.
Lo sapevo da tempo che era la cosa giusta da fare ma non ne avevo il coraggio. E oggi è stato così bello, così divertente, e perché non dovrebbe essere così ogni giorno? Merito di sorridere e di ridere distesa sull’erba come abbiamo fatto questo pomeriggio. Merito di essere felice, e per questo attorno a me voglio solo persone che mi rendono tale, persone come voi.
Vi voglio bene.

Losing control

Le cose si stanno facendo strane.
Penso di essere in una relazione da due settimane, ma non ne sono ancora molto sicura. E si tranquilli che sto parlando sempre del solito indeciso, che però a quanto pare si è deciso. È strano, perché si comporta come se fossimo una coppia di fatto da una vita, ma in realtà non mi ha nemmeno mai chiesto se voglio stare con lui. Ok lo so che è una cosa che fa molto quarta elementare ma è da anni che non mi trovo in una situazione simile quindi non so come dovrebbero funzionare queste dinamiche dopo la maggiore età. Come si DTR da grandi? Dove DTR sta per “definire il tipo di relazione”.
La verità è che ho avuto una batosta talmente enorme per l’erasmus che non ho proprio la forza di andare a incasinarmi la vita. Mi va bene così, qualunque cosa sia, finché posso avere un po’ di serenità mi va bene così. Finché non mi riprendo e mi riorganizzo un po’ la vita ho deciso di andare with the flow e carpe diem. Latino e inglese assieme.
Ovviamente sono fin troppo cosciente di dove sta il rischio. È un momento di merda, mi sento persa e non so bene cosa fare della mia vita, e in tutto questo schifo c’è lui che mi fa sorridere. Se non sto attenta va a finire che il mio umore diventerà completamente dipendente da lui, e in certi momenti sento che questo sta già succedendo. La mia tanto amata indipendenza ed equilibrio mentale stanno andando a farsi fottere. ODIO sentire che la mia felicità dipende da un altra persona ma ho la testa talmente incasinata che non so proprio dove andare a parare.
Carpe diem, carpe diem, semplicemente perché non ho la forza di pensare più avanti.

Farfalle nello stomaco: datemi pesticida

Come se lo stress del dover dire a una mia amica di aver ubriacamente baciato la sua ex fiamma (che perfortuna si è spenta) non bastasse, il mio cervello ha di nuovo iniziato a funzionare come non dovrebbe. A quanto pare il mio stato di ubriachezza molesta non mi ha impedito di fare una buona figura con il tizio in questione, che ha prontamente iniziato a bombardarmi di messaggi ed inviti ad uscire. Le mie risposte sono state interamente negative. Bisogna però aggiungere che il “tizio” aveva già da parecchio tempo manifestato un certo grado di interesse nei miei confronti, ma che a me non me ne era mai fregato meno di zero.

Ma si sa come funzionano in modo irrazionale i cervelli delle ragazze, o per lo meno il mio. Dopo la bellezza di quattro giorni in cui sono riuscita a mantenere un controllo impeccabile, eccoci arrivati alla rottura. Ho perso il mio equilibrio mentale, per cui ho tanto sudato in questi mesi. Tutto questo nel giro di un paio di secondi maledetti in cui ho ammesso a me stessa che “quel maleddetto” mi piaceva.

Accidenti. Questo proprio non ci voleva. Non voglio che mi piaccia perchè questo significa solo casini, ma non volevo sembrare troppo drammatica quindi ho fatto una lista di pro e contro.

CONTRO

  • L’avere una relazione intaccherebbe la mia sanità mentale
  • Il suo carattere non mi sembra proprio compatibile con il mio
  • Siamo all’università assieme (imbarazzante se le cose vanno male)
  • Rimane comunque un “ex” di una mia amica
  • Non so nemmeno se la voglio una relazione

PRO

  • Un pò più di vita nella mia vita non mi dispiacerebbe
  • Non lo so
  • Devo proprio dirlo?

Beh direi che il risultato parli da solo. Ma in psicologia ho studiato che le liste di pro e contro non servono a un cazzo. Bene. No, male, fanculo. Non mi resta che continuare a far finta che non mi piaccia finchè sta stupida e inutile cotta non passi.