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Oreo alla menta & Irish Latte

I trasferimenti portano sempre a grandi riflessioni. Che si tratti di cambiare stato, come ho fatto 10 mesi fa, o di spostarsi di tre chilometri, come ho fatto ieri, il ri-analizzare tutta la propria vita diventa quasi una necessità.

Tre chilometri sono pochi, ma sufficienti per passare dalla zona 1 alla zona 2 di Londra, dalle strada trafficate e le ondate di turisti, a quartieri residenziali di tipici mattoni rossi. Già mi manca la frenesia della City, gli uomini d’ufficio eleganti che corrono per le strade, i pub super affollati già dalle 5pm quando chiudono gli uffici, i palazzi vecchi e nuovi che si alternano e si completano. Ma una tranquilla casa con giardino è forse quello che mi ci vuole ora. Tranquillità e tempo per concludere questa fase della mia vita e pensare al dopo.

Il terrificante dopo.

Restare qui, o non restare qui? E se non qui, dove?

Per smaltire un pò di questa ansia da futuro me ne sono andata a fare la spesa, ma anche qui il contrasto coi il mio appartamento di tre chilometri fa si fa sentire. Nel centro di Londra i supermercati sono ovunque. Esci di casa, cammini verso qualsiasi direzione e in cinque minuti sai che ne troverai uno. Ma sono piccoli. Qui ho dovuto cercarne uno su Maps, ma quando ci sono arrivata mi sono trovato in un vero ipermercato da periferia, con scaffali infiniti e troppa, troppa scelta. E fu così che mi ritrovai a comprare Oreo al gusto menta e Nescafé Irish Latte. Che sto provando ora mentre scrivo al computer.

Non male, il gusto della zona 2.

Occhi asciutti

Guardo le tue foto, le nostre foto, e non capisco cosa sento. Sono seduta sul letto, fra le mani gli ultimi ricordi che non ho ancora avuto il coraggio di buttare via. Guardo il mio sorriso stampato in bianco e nero, il sorriso di un istante perfetto, che non ricordo nemmeno di aver vissuto. Guardo i tuoi occhi, la tua bocca, tutte quelle piccole cose che erano tutto e che ora non sono nulla.

Resto seduta e aspetto le lacrime, aspetto un vuoto nello stomaco, un dolore al petto, ma niente. Mi sento nel ciglio di un fosso, sono pronta a cadere, sono pronta per il peggio, eppure non succede nulla. Sono ancora qua seduta, nel letto, con delle polaroid in mano e gli occhi asciutti.

La mia faccia sembrava una scena del delitto

La mia faccia sembrava una scena del delitto.
Le pupille grandi, il doppio di ciò che è normalmente consentito dalla società, eppure non vedevo nulla.
I capelli spettinati in una coda ormai allentata, con ciocche liberate dal mio continuo agitrmi.
I lividi in tutto il corpo, che risaltavano saturi sulla mia pellle bianca.
Il rossetto sbavato, spalmato sul mento e sulle guance già arrossate.

Era natale, la sera di natale, e sembravo aver ricevuto un brutto regalo.

Ma le pupille erano grandi perché la notte era buia.
I capelli spettinati perché avevo ballato senza pensieri.
I lividi erano rimasti dalle lezioni di pole dance.
Il rossetto era sbavato per colpa di baci appassionati.

La mia faccia sembrava una scena del delitto ma il giudice aveva sbagliato sentenza.

La notte e il letto

I minuti passano lenti.

Non so quanti ancora dovranno passare prima che il pensiero di te non mi riempia di malinconia.

Posso provare a ingannare il tempo, cercare di passarlo bene, cercare di farlo scorrere più velocemente, ma non posso impedire che si inneschi la modalità slow motion quando vado a dormire.

Il letto è il luogo dei pensieri, la notte il loro momento. E la testa sembra andare a fondo, sempre più a fondo, prima dentro il cuscino, poi sotto terra, stretta nel vuoto e assordata dal silenzio.

I pensieri sono troppo veloci persino per essere ascoltati, ma non passano ignorati. Quando arriva finalmente l’ora del sonno sono li, nei sogni, ancora più contorti e pesanti di prima, schiacciandoti più delle coperte che hai addosso.

Mi manchi.

Traffic

I got used to the sound of traffic now. It’s not even a sound anymore, it’s more like a background. It’s there, it’s just there, sometimes it’s irrelevant, sometimes it becomes a part of something, a part of a situation, of life. Most times I just forget about it, but when I sleep somewhere else, somewhere quiet, I feel like something’s missing. And I don’t know what it is, because we always search stuff inside our head, we forget about the context. So silence has become difficult now because it makes me think of what I’m missing, of things I should do more of, and things I should do less of, stuff I need to forget and people I should meet but don’t exist jet. 
So instead I prefer listening to traffic. It’s the world serenading me.

Una settimana di amore, poi addio

Sono alla fine e ripenso all’inizio. Un inizio confuso lo ammetto, inaspettato. Era una di quelle sere in cui è l’alcol ad avere la meglio, in cui è lui a guidarti lasciando una scia di ricordi confusi. Ricordo le persone che ballano e ridono, tu che mi prendi per mano, che all’improvviso sei in camera mia. E il risveglio imbarazzato della mattina dopo, il mal di testa, il cercare di ricostruire i fatti. E’ stato un inizio che di per se sembrava già una fine. Pensavo che avrei dovuto passare la settimana successiva con gli sguardi di tutti addosso e la vergogna di incrociare il tuo sguardo, ma non potevo sbagliarmi di più. Sei stato perfetto, mi hai preso per mano e mi hai guarita da tutti i dubbi, e Venezia non è mai stata così bella. Il caffe noi due soli in piazza Margherita, i discorsi stentati in inglese sulle nostre vite, sull’arte, le tue foto stupende e le tue maniere perfette. Il lungo viaggio in treno di ritorno, addormentato sulla mia spalla. E un’altra notte a casa mia, dormendo, solo dormendo tra le tue braccia. Domenica mattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto sono stati i tuoi. E ti giuro che non esistono al mondo degli occhi più belli di quelli con cui mi hai sorriso quella mattina, e con cui mi hai sorriso assonnato tutte le mattine successive. E ti sbagli, perché non sono marroni, sono verdi, oro, neri, sono di un colore che forse non esiste e che ho inventato io soltanto per te. Un intera giornata a letto, con te, alzandoci solo per fare colazione, colazione che tu hai voluto preparare per me, continuando a stupirmi per le tue assurde buone maniere e per la tua gentilezza senza controllo. Un intera giornata a letto, con te, abbracciati, coccolati, accarezzati, parlando di mille cose con quella tua voce perfetta e la tua r francese che mi fa impazzire quando dici il mio nome. La Francia, i film francesi, Parigi, la medicina, il Vietnam, la tua famiglia, i tuoi viaggi, le cose che ami. Non avrei mai smesso di ascoltare le tue storie. Quando te ne sei andato il mio letto già si sentiva vuoto. Il giorno dopo e i sorrisi nascosti ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, i tuoi occhiolini buffi e i miei occhi che ti cercavano di continuo. Le occhiate indagatorie dei nostri compagni, e il nostro che voleva rimanere un segreto. E quella notte, quella notte abbiamo fatto l’amore, e per me sei stato tutto. Il tuo corpo era tutto, la tua voce era tutto, i tuoi occhi belli anche al buio erano tutto, il tuo calore, la tua pelle, tu, tu eri tutto. Martedì, un’altra giornata di sguardi e baci rubati, un’altra notte di amore e parole, di risate e di sorrisi. Tu che tenti di insegnarmi il francese, e io che fallisco miseramente facendoti ridere. Tu che impari parole in italiano per potermi complimentare anche nella mia lingua, come se tutte le cose che mi dici in inglese non fossero abbastanza. “Stop being so actractive”, “Your eyes are so blue, it’s crazy”, “Belissima”, “Carrrina”. Sappi che mi hai confermato tutti gli stereotipi sul romanticismo francese. Mercoledì è stata la giornata della musica, dei violini, della lirica, dell’orchestra. E la mia gioia incredula di avere seduto a fianco a me un ragazzo che riesce ad amare anche queste cose. Smettila di essere perfetto. La nostra passeggiata in castello con gli archi che ci accompagnano in sottofondo, noi due seduti sull’erba ad ascoltare, vicini, per mano, senza il bisogno di nessuna parola. E abbiamo di nuovo fatto l’amore, ancora e ancora, e abbiamo di nuovo dormito abbracciati e mi sono di nuovo innamorata dei tuoi occhi. E forse non sai quanto sei bello mentre dormi, ma io lo so, lo so bene, perché la mattina sembravi un angelo, con quelle labbra che esistono solo per essere baciate, la tua pelle che scotta e le tue ciglia nere che schiudi all’improvviso facendomi morire. La dovevi smettere di essere così perfetto, la dovevi smettere con le tue fusa assonnate la mattina e la dovevi smettere di farmi innamorare ad ogni sorriso. Giovedì non ci è più importato del giudizio degli, le ore iniziavano a farsi troppo poche. Ci siamo presi per mano e abbiamo vagato senza meta perché già sapevamo che una meta comune per noi non c’era. Ma questo pensiero è rimasto ben nascosto, perché ci siamo goduti ogni secondo di quella giornata. Le parole, le prese in giro, e così tante risate. “Are you kidding on me?”. Non pensavo fosse possibile essere così perfettamente felici. E la sera con tutti gli altri, e le mie amiche che ti hanno adorato dopo solo mezzora, le risa, le risa infinite di quella giornata. La mia felicità indescrivibile, era troppa, e quando quella notte abbiamo fatto ancora l’amore non ne potevo più, perché era troppa, davvero troppa, e non si può essere così felici. Ma poi è arrivato venerdì, è arrivato l’ultimo giorno, ma nella mia testa i giorni della settimana non esistevano più. Esistevano solo un susseguirsi di ore senza nome e senza scadenza, perché l’idea di dover chiamare quel giorno l’ultimo era troppo terribile per essere anche solo considerata. Così ho provato con tutta me stessa a non chiamare “venerdì” questo giorno, e siamo state felici come sempre. Tu eri perfetto come sempre, io ero persa nel verde e nell’oro come sempre. I colpi al cuore che mi assalivano ricordandomi che la clessidra continuava a girare sono stati soffocati con tutte le mie forze. Non potevo rovinare gli ultimi momenti con te. La nostra inconsciamente ultima passeggiata per mano, le nostre battute ormai usuali, il tuo inglese buffo e tu che mi permetti di prenderti in giro. C’era già la paura in qualche sguardo ma la felicità di essere ancora assieme la superava. Alla cena di gala eri bellissimo, come lo sei sempre stato e ancora di più. La nottata era di per se magica e averti seduto al mio fianco l’ha resa ancora più speciale. Le risa degli altri francesi al tavolo, la nostra amica americana, i ringraziamenti da parte di tutti i professori per il mio lavoro, le esibizioni, e poi il cibo, il vino, i balli.  Prendi la perfezione e mettila in una notte. Ma la notte finisce, ancora prima che sorga il sole, e il momento dei saluti è arrivato. Lacrime e lacrime mentre salutavo tutti i miei nuovi amici, la mia famiglia per due settimana, sapendo che non li avrei più rivisti. E così ce ne siamo andati, mano nella mano, per l’ultima volta. Per l’ultima volta abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti al mio appartamento, per l’ultima volta ci siamo spogliati e abbiamo dormito così, pelle a pelle, nel mio letto. Ma questa volta non ho potuto trattenere le lacrime, non ho potuto ignorare il fatto che erano le ultime ore, gli ultimi minuti, in cui avrei sentito il tuo odore e in cui avrei baciato le tue labbra. E ti chiedo scusa di aver pianto così, senza riuscire a smettere. Ed esprimere quello che provavamo in quel momento ci è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma per noi, in due lingue diverse, non c’era proprio speranza. Hai detto che siamo come due amici che si separano, non perché scelgono di farlo, ma semplicemente perché prendono due strade diverse. Hai detto che sapere che avevamo una fine certa ha reso le cose ancora più intense. Hai detto che non mi dimenticherai, non solo perché abbiamo passato dei bellissimi momenti, ma perché ti ho cambiato. Ho detto che è ingiusto, e mi hai risposto che la vita è ingiusta, da vero medico mi dici che ci sono bambini che si ammalano, e muoiono, perché la vita è così, ingiusta. Per questo bisogna essere grati dei bei momenti che abbiamo la fortuna di vivere. E così, per l’ultima volta, mi sono addormentata fra le tue braccia, con gli occhi pieni di te e pieni di lacrime. Vorrei non parlare del nostro risveglio, di come mi sono sentita guardando il tuo viso addormentato e di quanto avrei voluto fermare il tempo quando hai aperto i tuoi occhi verdi e oro. Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta e per l’ultima volta ci siamo baciati. Sei riuscito a farmi sorridere, e ho dovuto dirti che no, non ti dimenticherò mai. Lasciarti uscire da quella porta è stata probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai fatto, perché i tuoi occhi erano bellissimi anche pieni di lacrime. E da quel momento sono state ore di inferno, perché ancora non posso credere che tu te ne sia andato. Non so se ti rivedrò mai più, una parte di me non riesce a rassegnarsi a questa idea, l’altra dice di essere grata e andare avanti. Fa male, fa davvero troppo male, e ogni volta che trovo uno di quei post-it che mi hai nascosto per casa è una nuova ondata di lacrime. Continuo a sentire la tua voce  nella mia testa che dice “Oh rreally” con quel tuo maledetto, adorabile accento francese. Continuo a vederti nel mio letto, con gli occhi assonnati, che mi sorridi. Non so cosa succederà nel futuro, ma spero che arrivi il giorno in cui pensando a te sarò solamente felice, felice della splendida storia che ho avuto con te. Nessun rimpianto, anche se il dolore mi sta uccidendo. Grazie.

You always want what you can’t have

Cosa c’è di più banale del dire che più non puoi avere qualcosa più la desideri?

Ebbene le cose semplici e banali sono spesso le più tremende. Due più due fa quattro, semplice, non potrà mai fare cinque. Non puoi avere qualcosa, semplice, non l’avrai mai. È la stessa cosa, tranne che a nessuno gliene frega niente che due più due non faccia cinque. Compresa io, la matematica infatti non mi è mai piaciuta, ma se voglio qualcosa che non posso avere apriti cielo. Non penso ad altro, non voglio altro, non dormo, non mangio (ok questo non sarà mai vero), e sopratutto non ascolto i pensieri razionali del mio cervello, che con grande pazienza mi spiega che non voglio quello che voglio perchè davvero lo…voglio, ma perchè non posso averlo. Peggio, non posso nemmeno VOLERLO.

Desiderare certe cose è semplicemente sbagliato. Ma in che accidenti di mondo viviamo? Uno deve sentirsi in colpa anche solo perchè desidera qualcosa. E la soluzione? Aspetto un’illuminazione che mi sveli questo mistero.