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La notte e il letto

I minuti passano lenti.

Non so quanti ancora dovranno passare prima che il pensiero di te non mi riempia di malinconia.

Posso provare a ingannare il tempo, cercare di passarlo bene, cercare di farlo scorrere più velocemente, ma non posso impedire che si inneschi la modalità slow motion quando vado a dormire.

Il letto è il luogo dei pensieri, la notte il loro momento. E la testa sembra andare a fondo, sempre più a fondo, prima dentro il cuscino, poi sotto terra, stretta nel vuoto e assordata dal silenzio.

I pensieri sono troppo veloci persino per essere ascoltati, ma non passano ignorati. Quando arriva finalmente l’ora del sonno sono li, nei sogni, ancora più contorti e pesanti di prima, schiacciandoti più delle coperte che hai addosso.

Mi manchi.

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Sei dappertutto

La cosa peggiore è che tu sei dappertutto. Ti vedo dappertutto, quando passo in bici per le strade della città, quando esco a prendere un caffè in piazza, nel mio ascensore, nel mio letto. Ogni posto mi ricorda te, ogni cosa che vedo, che sento. Ogni cosa che faccio vorrei raccontarti, ogni cosa che penso. Nonostante parlassimo due lingue diverse non mi sono mai sentita così capita da nessuna persona al mondo, nonostante gli errori lessicali, le pronunce accentate, le parole tradotte col cellulare.
Vai via, ti prego, vai via dalla mia testa perché sto impazzendo. La mia vita ora mi sembra solo una brutta copia di quella che avevo prima di conoscere te, non ricordo più come facessi ad essere felice e serena in un mondo in cui non avevo idea della tua esistenza.
Guarda cosa mi stai facendo dire, sono diventata patetica. So che solo il tempo guarisce queste cose ma come faccio a dimenticarti se nella mia mente tu sei ancora perfetto? Quando due persone si lasciano è perché non si amano più, perché si sono tradite, perché non sono più felici. Ma non è stato così per noi. E in certi momenti vorrei che non fossi stato così perfetto, vorrei che mi avessi fatto qualcosa di male, così almeno potrei odiarti e affidarmi al mio (ormai dimenticato) orgoglio, che mi ha salvato tante volte prima.
Vattene, ti prego vattene perché non ce la faccio più.

Non dimenticare, mai

Continuo a bruciare. I miei occhi bruciano, la mia gola brucia, il mio petto sembra non contenere più il mio cuore. In certi momenti, quando non riesco a respirare, penso che il dolore non passerà mai. Lo so che passerà, ma quando manca l’aria è difficile crederci. Mi sento viva, il mio cuore è vivo, perché è pieno come non lo è mai stato prima. E’ pieno di amore, ma di un amore che brucia perché non ha avuto il tempo di estinguersi. Non ha avuto il tempo di andarsene, un poco alla volta, ma è stato bruscamente trasformato in dolore, in un minuto, in una porta che si chiude, portandosi via per sempre i miei occhi preferiti che continuo a sognare.

E’ quindi questo che mi tiene viva? Il dolore?

Voglio che la sofferenza passi ma non voglio morire ancora, non voglio che il mio cuore torni a dormire. E non posso fare niente, perché in momenti così non si può fare niente. Si sopravvive, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Una parte di me vorrebbe dimenticare, non pensarci, essere felice. L’altra si attacca morbosamente ad ogni ricordo, ad ogni dettaglio vissuto, ad ogni parola detta, come se avessi paura di dimenticare tutto questo.

E io non voglio dimenticare. Fa male, da morire, ma amare così forse capita una volta sola nella vita. E sono grata, grata per ogni istante. Se potessi tornare indietro, rifarei tutto. Perché anche uno solo dei minuti che abbiamo passato assieme vale tutte le lacrime che ormai non provo più neppure a trattenere.

Non ti dimenticherò, anche se questo significa soffrire ancora. Mi hai insegnato cos’è un momento perfetto, un momento che può dare senso a una vita intera.

 

Una settimana di amore, poi addio

Sono alla fine e ripenso all’inizio. Un inizio confuso lo ammetto, inaspettato. Era una di quelle sere in cui è l’alcol ad avere la meglio, in cui è lui a guidarti lasciando una scia di ricordi confusi. Ricordo le persone che ballano e ridono, tu che mi prendi per mano, che all’improvviso sei in camera mia. E il risveglio imbarazzato della mattina dopo, il mal di testa, il cercare di ricostruire i fatti. E’ stato un inizio che di per se sembrava già una fine. Pensavo che avrei dovuto passare la settimana successiva con gli sguardi di tutti addosso e la vergogna di incrociare il tuo sguardo, ma non potevo sbagliarmi di più. Sei stato perfetto, mi hai preso per mano e mi hai guarita da tutti i dubbi, e Venezia non è mai stata così bella. Il caffe noi due soli in piazza Margherita, i discorsi stentati in inglese sulle nostre vite, sull’arte, le tue foto stupende e le tue maniere perfette. Il lungo viaggio in treno di ritorno, addormentato sulla mia spalla. E un’altra notte a casa mia, dormendo, solo dormendo tra le tue braccia. Domenica mattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto sono stati i tuoi. E ti giuro che non esistono al mondo degli occhi più belli di quelli con cui mi hai sorriso quella mattina, e con cui mi hai sorriso assonnato tutte le mattine successive. E ti sbagli, perché non sono marroni, sono verdi, oro, neri, sono di un colore che forse non esiste e che ho inventato io soltanto per te. Un intera giornata a letto, con te, alzandoci solo per fare colazione, colazione che tu hai voluto preparare per me, continuando a stupirmi per le tue assurde buone maniere e per la tua gentilezza senza controllo. Un intera giornata a letto, con te, abbracciati, coccolati, accarezzati, parlando di mille cose con quella tua voce perfetta e la tua r francese che mi fa impazzire quando dici il mio nome. La Francia, i film francesi, Parigi, la medicina, il Vietnam, la tua famiglia, i tuoi viaggi, le cose che ami. Non avrei mai smesso di ascoltare le tue storie. Quando te ne sei andato il mio letto già si sentiva vuoto. Il giorno dopo e i sorrisi nascosti ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, i tuoi occhiolini buffi e i miei occhi che ti cercavano di continuo. Le occhiate indagatorie dei nostri compagni, e il nostro che voleva rimanere un segreto. E quella notte, quella notte abbiamo fatto l’amore, e per me sei stato tutto. Il tuo corpo era tutto, la tua voce era tutto, i tuoi occhi belli anche al buio erano tutto, il tuo calore, la tua pelle, tu, tu eri tutto. Martedì, un’altra giornata di sguardi e baci rubati, un’altra notte di amore e parole, di risate e di sorrisi. Tu che tenti di insegnarmi il francese, e io che fallisco miseramente facendoti ridere. Tu che impari parole in italiano per potermi complimentare anche nella mia lingua, come se tutte le cose che mi dici in inglese non fossero abbastanza. “Stop being so actractive”, “Your eyes are so blue, it’s crazy”, “Belissima”, “Carrrina”. Sappi che mi hai confermato tutti gli stereotipi sul romanticismo francese. Mercoledì è stata la giornata della musica, dei violini, della lirica, dell’orchestra. E la mia gioia incredula di avere seduto a fianco a me un ragazzo che riesce ad amare anche queste cose. Smettila di essere perfetto. La nostra passeggiata in castello con gli archi che ci accompagnano in sottofondo, noi due seduti sull’erba ad ascoltare, vicini, per mano, senza il bisogno di nessuna parola. E abbiamo di nuovo fatto l’amore, ancora e ancora, e abbiamo di nuovo dormito abbracciati e mi sono di nuovo innamorata dei tuoi occhi. E forse non sai quanto sei bello mentre dormi, ma io lo so, lo so bene, perché la mattina sembravi un angelo, con quelle labbra che esistono solo per essere baciate, la tua pelle che scotta e le tue ciglia nere che schiudi all’improvviso facendomi morire. La dovevi smettere di essere così perfetto, la dovevi smettere con le tue fusa assonnate la mattina e la dovevi smettere di farmi innamorare ad ogni sorriso. Giovedì non ci è più importato del giudizio degli, le ore iniziavano a farsi troppo poche. Ci siamo presi per mano e abbiamo vagato senza meta perché già sapevamo che una meta comune per noi non c’era. Ma questo pensiero è rimasto ben nascosto, perché ci siamo goduti ogni secondo di quella giornata. Le parole, le prese in giro, e così tante risate. “Are you kidding on me?”. Non pensavo fosse possibile essere così perfettamente felici. E la sera con tutti gli altri, e le mie amiche che ti hanno adorato dopo solo mezzora, le risa, le risa infinite di quella giornata. La mia felicità indescrivibile, era troppa, e quando quella notte abbiamo fatto ancora l’amore non ne potevo più, perché era troppa, davvero troppa, e non si può essere così felici. Ma poi è arrivato venerdì, è arrivato l’ultimo giorno, ma nella mia testa i giorni della settimana non esistevano più. Esistevano solo un susseguirsi di ore senza nome e senza scadenza, perché l’idea di dover chiamare quel giorno l’ultimo era troppo terribile per essere anche solo considerata. Così ho provato con tutta me stessa a non chiamare “venerdì” questo giorno, e siamo state felici come sempre. Tu eri perfetto come sempre, io ero persa nel verde e nell’oro come sempre. I colpi al cuore che mi assalivano ricordandomi che la clessidra continuava a girare sono stati soffocati con tutte le mie forze. Non potevo rovinare gli ultimi momenti con te. La nostra inconsciamente ultima passeggiata per mano, le nostre battute ormai usuali, il tuo inglese buffo e tu che mi permetti di prenderti in giro. C’era già la paura in qualche sguardo ma la felicità di essere ancora assieme la superava. Alla cena di gala eri bellissimo, come lo sei sempre stato e ancora di più. La nottata era di per se magica e averti seduto al mio fianco l’ha resa ancora più speciale. Le risa degli altri francesi al tavolo, la nostra amica americana, i ringraziamenti da parte di tutti i professori per il mio lavoro, le esibizioni, e poi il cibo, il vino, i balli.  Prendi la perfezione e mettila in una notte. Ma la notte finisce, ancora prima che sorga il sole, e il momento dei saluti è arrivato. Lacrime e lacrime mentre salutavo tutti i miei nuovi amici, la mia famiglia per due settimana, sapendo che non li avrei più rivisti. E così ce ne siamo andati, mano nella mano, per l’ultima volta. Per l’ultima volta abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti al mio appartamento, per l’ultima volta ci siamo spogliati e abbiamo dormito così, pelle a pelle, nel mio letto. Ma questa volta non ho potuto trattenere le lacrime, non ho potuto ignorare il fatto che erano le ultime ore, gli ultimi minuti, in cui avrei sentito il tuo odore e in cui avrei baciato le tue labbra. E ti chiedo scusa di aver pianto così, senza riuscire a smettere. Ed esprimere quello che provavamo in quel momento ci è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma per noi, in due lingue diverse, non c’era proprio speranza. Hai detto che siamo come due amici che si separano, non perché scelgono di farlo, ma semplicemente perché prendono due strade diverse. Hai detto che sapere che avevamo una fine certa ha reso le cose ancora più intense. Hai detto che non mi dimenticherai, non solo perché abbiamo passato dei bellissimi momenti, ma perché ti ho cambiato. Ho detto che è ingiusto, e mi hai risposto che la vita è ingiusta, da vero medico mi dici che ci sono bambini che si ammalano, e muoiono, perché la vita è così, ingiusta. Per questo bisogna essere grati dei bei momenti che abbiamo la fortuna di vivere. E così, per l’ultima volta, mi sono addormentata fra le tue braccia, con gli occhi pieni di te e pieni di lacrime. Vorrei non parlare del nostro risveglio, di come mi sono sentita guardando il tuo viso addormentato e di quanto avrei voluto fermare il tempo quando hai aperto i tuoi occhi verdi e oro. Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta e per l’ultima volta ci siamo baciati. Sei riuscito a farmi sorridere, e ho dovuto dirti che no, non ti dimenticherò mai. Lasciarti uscire da quella porta è stata probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai fatto, perché i tuoi occhi erano bellissimi anche pieni di lacrime. E da quel momento sono state ore di inferno, perché ancora non posso credere che tu te ne sia andato. Non so se ti rivedrò mai più, una parte di me non riesce a rassegnarsi a questa idea, l’altra dice di essere grata e andare avanti. Fa male, fa davvero troppo male, e ogni volta che trovo uno di quei post-it che mi hai nascosto per casa è una nuova ondata di lacrime. Continuo a sentire la tua voce  nella mia testa che dice “Oh rreally” con quel tuo maledetto, adorabile accento francese. Continuo a vederti nel mio letto, con gli occhi assonnati, che mi sorridi. Non so cosa succederà nel futuro, ma spero che arrivi il giorno in cui pensando a te sarò solamente felice, felice della splendida storia che ho avuto con te. Nessun rimpianto, anche se il dolore mi sta uccidendo. Grazie.

Così ci diciamo addio

Ok, forse dormire assieme non è stata proprio una grande idea.

E il verbo dormire non è usato come un modo elegante per dire qualcos’altro, intendo proprio dormire dormire. Dormire abbracciati, dormire stretti, dormire col calore dell’altro addosso e il profumo della sua pelle nelle narici. Dormire assieme può essere più intimo del sesso, può fare battere il cuore più forte che con un bacio.

Forse è proprio per questo che non avrei dovuto farlo, perchè è una cosa troppo intima per due persone come noi, che in quattro mesi non sono state capaci di stare assieme felicemente per più di una settimana di fila. Persone come noi che sanno già di non avere un futuro assieme, perchè non hanno ancora imparato a non giocare tra loro.

Ma come facevo ad andare via? Come facevo a mandarti via quando stretta fra le tue braccia sentivo il tuo respiro sul collo? E mi sentivo in pace, come se non esistesse nessun problema al mondo, perchè l’unico problema reale in quel momento eri tu. Eri tu, ed ero io distesa vicino a te. Noi eravamo il problema perchè noi non esistiamo. “Noi” è solo una fantasia che entrambi abbiamo e che non si realizzarà mai. Nemmeno quello che provo per te non esiste, perchè non è per te che lo provo davvero. Lo provo per l’idea che ho di te, per una fantasia. Sono innamorata di una fantasia.

Ma i nostri corpi sono reali. I nostri cuori sono reali, le nostre mani sono reali, le nostre labbra e i nostri occhi sono reali. E questi battono, si sfiorano, si baciano e si guardano. E quando lo fanno i sentimenti dilagano, e si perdono, perchè non hanno nessuno su cui posarsi. Rimangono li, sospesi per aria, a fare male.

Ora che me ne vado non so quando ci rivedremo, non lo so io, non lo sai tu, e entrambi sappiamo di non saperlo. Voglio pensare che sia stato questo il motivo. Abbiamo dormito assieme per sentire un ultima volta quei sentimenti inutili ma irrinunciabili a cui siamo stati aggrappati per mesi. Abbiamo dormito assieme per dirci addio.

Addio.

Odio le cose che finiscono. Tutte, in generale. Che si tratti di un libro, una storia, un viaggio, quando sento che stanno per arrivare le ultime pagine, gli ultimi baci, o gli ultimi giorni, la tristezza si fa insopportabile. È una specie di malinconia preventiva, vivo gli ultimi momenti sapendo che il loro ricordo da li a poco mi procurerà una fitta al cuore, quella riservata alle cose che non torneranno più.
Tante cose stanno finendo ora.
Il mio soggiorno alla casa dello studente è finito e tra pochi giorni dovrò tornare a casa. È incredibile quanto cambieranno le cose. Niente più amiche e amici ad ogni piano, niente più festini improvvisati con birra scadente e bicchieri di plastica, niente più stare in terrazza a fumare sigarette fino alle due di notte solo perché non si ha voglia di dormire, niente più piatti di pasta la mattina quando ci si sveglia con l’hangover.
Niente più indipendenza, potersi svegliare quando si vuole, mangiare quando si vuole, dormire quando si vuole, lasciare la camera un casino e i vestiti buttati per terra senza dover rendere conto a nessuno.
Ho passato dei momenti talmente belli in questo posto, che temo proprio che non li dimenticherò mai. Saranno sempre li, nella mia mente, a ricordarmi che la felicità vera e pura esiste veramente, che i momenti perfetti in cui tutto sembra fatto solo per te capitano.

Col cuore infranto penso grazie, grazie per tutto.

Allora scelgo il niente

La cosa giusta. Forse ti accorgi che è lei perché è così difficile sceglierla. È la cosa più difficile, quindi se non fosse anche giusta non avrebbe nessun senso farla. Deve essere così per forza, e devo continuare a ripetermelo. Perché non è quello che voglio ora, non è quello che mi fa stare bene, ma è la cosa che a sangue freddo e mente lucida ho scelto.
E ho bisogno di tutta la mia forza di volontà per mantenermi sulla retta via, perché le occasioni di riperdersi sono tante. Lui continua a crearne sempre di nuove, ma sto tenendo duro. Vorrei soltanto dirgli di smetterla di rendere le cose ancora più difficili, di lasciarmi andare. O tutto o niente, non ci sono più vie di mezzo. E se il tutto non è ancora possibile, allora scelgo il niente.