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Occhi asciutti

Guardo le tue foto, le nostre foto, e non capisco cosa sento. Sono seduta sul letto, fra le mani gli ultimi ricordi che non ho ancora avuto il coraggio di buttare via. Guardo il mio sorriso stampato in bianco e nero, il sorriso di un istante perfetto, che non ricordo nemmeno di aver vissuto. Guardo i tuoi occhi, la tua bocca, tutte quelle piccole cose che erano tutto e che ora non sono nulla.

Resto seduta e aspetto le lacrime, aspetto un vuoto nello stomaco, un dolore al petto, ma niente. Mi sento nel ciglio di un fosso, sono pronta a cadere, sono pronta per il peggio, eppure non succede nulla. Sono ancora qua seduta, nel letto, con delle polaroid in mano e gli occhi asciutti.

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Sex and the City, the (fictional) ending

Nonostante io sia un’appassionata del telefilm, non ero mai arrivata, fino a cinque minuti fa, all’ultima puntata.

Ebbene, penso di dover ancora elaborare la mia personale opinione sul come abbiano fatto finire il tutto. Forse un pò troppo happy ending, ma in fondo perchè no, è pur sempre una fiction. In un certo senso però, tutto è rimasto come era. C’è chi si è sposata, chi ha avuto figli, ma nel profondo i personaggi sono rimasti gli stessi.

Carrie è scappata a Parigi, inseguendo un sogno romantico, per poi tornare a New York con lui, sempre lui, Big. Lui che l’ha fatta soffrire, lui che è sempre stato un’incertezza, lui che, diciamolo, è stato uno stronzo.

Cosa vuol dire questo? Bisogna davero crederci, e lottare fino in fondo, per QUELLA persona? Anche se QUELLA persona ha fatto di tutto per spingerci lontano? Significa questo che se ami qualcuno non devi scendere a compromessi con nessun’altro, nemmeno se questo include una vita di lusso nella capitale francese?

I compromessi forse sono davvero inutili. Puoi trovare anche la persona migliore del mondo, ma se non è lui, non è lui.

Però questa è la vita vera, non un telefilm, e se qua QUELLA persona non si sveglia, che ne sarà di noi?

Oggi sopravvivo

Il momento della verità certe volte arriva da solo, senza aver bisogno di essere accompagnato da nessun evento ecclatante o confessione scandalosa.

Una mattina ti svegli, e lo sai.

Sai cosa sta succedendo, sai cosa devi fare. Ed è così chiaro che pare impossibile che ci sia voluto così tanto per arrivarci.

L’altro ieri mi sono svegliata così. L’altro ieri mi sono svegliata e ho pensato “ma che diavolo sto facendo”. L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che se una cosa non funziona come dovrebbe, o come vorresti, esiste sicuramente da qualche parte una ragione che non può essere ignorata. E non si può sempre arrivare a compromessi, il cuore non sa cosa siano. Il cuore non conosce “ma”, e non conosce “se”, per lui o ci sei o non ci sei, adesso. E se vuoi davvero qualcosa che sai non arriverà mai, puoi provare a ingannarlo finchè vuoi, ma la verità sarà sempre la sotto.

L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che tutto questo mi stava facendo del male. Tu mi stavi facendo del male, senza volerlo, senza saperlo, mi stavi facendo del male nel tuo non essere quello di cui avevo bisogno.

L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che l’unica persona che poteva superare questa situazione ero io. Prendendo coraggio e dicendoti addio, trattenendo le lacrime fino al momento in cui non avrei visto la tua schiena sparire dietro la mia porta.

Ieri mi sono svegliata, e l’ho fatto.

Oggi mi sono svegliata, e… sopravvivo.

To walk away or try harder (?)

One of the hardest decisions you’ll ever face in life is choosing whether to walk away of try harder.

Questa è la frase che descrive la mia estate, o per lo meno la parte dopo di te.
Si, sono ancora qua, l’eterna indecisa. Ogni giorno cambio idea, prima voglio mandare tutto all’aria, poi voglio tener duro e provarci ancora. Il 90% del tempo è una agonia, il 10% dolce speranza. Ma quando mi dai quel 10 piango di gioia.
Non fare così, non ce la faccio più. Di che mi vuoi rivedere, o lasciami in pace per sempre. Tutto questo non è giusto, razionalmente lo so. So che non dovrei passare le mie giornate nella tua attesa. Ma sono una sognatrice, una romantica, forse una folle, perchè credo ancora nell’amore. E dall’idea di te non riesco a staccarmi.

Vorrei che una persona a caso per strada mi fermasse, e mi dicesse esattamente cosa fare. Perchè ormai ho capito che non sono in grado di prendere decisioni, e sono bloccata nel limbo.
Continuo a ripetermi che ne vale la pena, che sto tenendo duro perchè ne varrà la pena, ma in realtà questa è forse solo dissonanza per un comportamento palesemente masochista e ingenuo.
E intanto rimango qua, fluttuando nel vuoto e aspettando, aspettando, aspettando di vivere.

You always want what you can’t have

Cosa c’è di più banale del dire che più non puoi avere qualcosa più la desideri?

Ebbene le cose semplici e banali sono spesso le più tremende. Due più due fa quattro, semplice, non potrà mai fare cinque. Non puoi avere qualcosa, semplice, non l’avrai mai. È la stessa cosa, tranne che a nessuno gliene frega niente che due più due non faccia cinque. Compresa io, la matematica infatti non mi è mai piaciuta, ma se voglio qualcosa che non posso avere apriti cielo. Non penso ad altro, non voglio altro, non dormo, non mangio (ok questo non sarà mai vero), e sopratutto non ascolto i pensieri razionali del mio cervello, che con grande pazienza mi spiega che non voglio quello che voglio perchè davvero lo…voglio, ma perchè non posso averlo. Peggio, non posso nemmeno VOLERLO.

Desiderare certe cose è semplicemente sbagliato. Ma in che accidenti di mondo viviamo? Uno deve sentirsi in colpa anche solo perchè desidera qualcosa. E la soluzione? Aspetto un’illuminazione che mi sveli questo mistero.

Una pagina di diario rubata

“Ore 21.09, sono in stazione e il treno è in ritardo di venti minuti. Arriverò a destinazione dopo le dieci e poi me ne dovrò andare da sola in quel parcheggio orrendo dove ho lasciato la macchina. Che già di per sè mi spaventa come cosa, ma come se non bastasse qui è pieno di gente strana che beve birra ed è palesemente ubriaca (adulti per la miseria). Come se oggi non fossi già abbastanza di cattivo umore. Dovevo studiare per l’esame di dopodomani e non ho combinato nulla, in più ho l’autostima sotto i piedi e il cuore incasinato.

La verità è che provo tanto a fare quella a cui non frega nulla di nessuno, libertina ed entusiasta di avere conoscenze “senza impegno”, ma in realtà non riesco a non rimanere coinvolta dalle persone. Ormai sono passate quasi due settimane dalla “notte” e sembra che più passino i giorni più il ricordo passi dall’essere accompagnato da risate imbarazzate, all’essere portatore di una cupa nostalgia. Non so nemmeno bene di cosa. È stata una notte, una bella notte, ma era chiaro fin da subito che non ci sarebbe stato nulla di più. E la cosa mi rendeva felice, all’inizio. Perchè io sono libera, e sono felice di essere libera, e non voglio che questo cambi. O per lo meno è quello che continuo a ripetermi.

Ma la verità è che quando provi una cosa bella poi non vuoi che finisca. Il punto è che non è nemmeno iniziata. Non è mai stato niente, solo una notte con la certezza che non sarebbe tornata più. È questo che mi frega, lo so. Il sapere che non tornerà più, il sapere che è impossibile. Davvero non capisco perchè io mi senta così malamente attratta dalle cose impossibili. È paura? Paura di non riuscire a creare qualcosa che funzioni sul serio, o paura di mettermi realmente in gioco per poi rischiare di non essere accettata.

Non so se sia il caso di sentirmi presa in giro perchè si è trattato di una situazione del tutto nuova. No, non mi era mai capitato di trovarmi immischiata con una persona non disponibile. Penso ci sia una bella differenza tra chi tradisce e la terza punta del triangolo, qualla intrusa. Chi tradisce deve fare i conti con il senso di colpa, l’altro con le mille domande sul perchè si sia creata una situazione simile. Esiste un vero interesse per me o sono stata solo la distrazione di una notte? Ma sono domande destinate a rimanere senza risposta, nonostante si insidino ad ogni angolo della mia mente.

Vorrei parlargli, vorrei capire. Odio non capire le cose, sono sempre stata così, come una bambina persa nell’infinito gioco dei perchè. Ma so che non gli parlerò mai, perchè sarebbe come ammettere sconfitta (ed ecco che salta fuori la mia inestricabile vena femminista). E in fondo so che mentre io mi sto sfinendo di preoccupazioni e domande, lui probabilmente ha già dimenticato tutto.

In fin dei conti è giusto così. Ha già una persona con cui parlare, e forse dovrei essere contenta che nonostante il tradimento abbia scelto di rimettersi sulla retta via dimenticando le tentazioni. Se solo potessi lasciar stare, vivere serena quello che è stato senza nessuna aspettativa. Maledetti i miei viaggi mentali, che mi trasportano in un mondo di romanzi intricati e malinconici, neanche fossi una moderna (e meno ingenua) signora Bovary. Come lei sto vivendo di fantasie e pensieri costruiti su ricordi, che via via vanno a sfumarsi e fondersi con un futuro desiderato e impossibile. Voglio scappare da questo malumore.

Ah dimenticavo, ho pure la macchina in riserva.”