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To walk away or try harder (?)

One of the hardest decisions you’ll ever face in life is choosing whether to walk away of try harder.

Questa è la frase che descrive la mia estate, o per lo meno la parte dopo di te.
Si, sono ancora qua, l’eterna indecisa. Ogni giorno cambio idea, prima voglio mandare tutto all’aria, poi voglio tener duro e provarci ancora. Il 90% del tempo è una agonia, il 10% dolce speranza. Ma quando mi dai quel 10 piango di gioia.
Non fare così, non ce la faccio più. Di che mi vuoi rivedere, o lasciami in pace per sempre. Tutto questo non è giusto, razionalmente lo so. So che non dovrei passare le mie giornate nella tua attesa. Ma sono una sognatrice, una romantica, forse una folle, perchè credo ancora nell’amore. E dall’idea di te non riesco a staccarmi.

Vorrei che una persona a caso per strada mi fermasse, e mi dicesse esattamente cosa fare. Perchè ormai ho capito che non sono in grado di prendere decisioni, e sono bloccata nel limbo.
Continuo a ripetermi che ne vale la pena, che sto tenendo duro perchè ne varrà la pena, ma in realtà questa è forse solo dissonanza per un comportamento palesemente masochista e ingenuo.
E intanto rimango qua, fluttuando nel vuoto e aspettando, aspettando, aspettando di vivere.

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Oroscopi e decisioni

Potete pensare quello che volete sugli oroscopi, ma leggerli non fa male. Credenti o no, ti fanno comunque riflettere su certi aspetti delle cose che magari non avevi considerato. Non sono una fan dell’astrologia ma credo comunque che gli astri possano avere un influenza sul nostro corpo e la nostra mente, allo stesso modo in cui ce l’hanno sulle maree.
Ma in ogni caso, sono tra le migliaia di persone che il giovedì si connettono sull’internazionale per leggere l’oroscopo di Rob Brezsny. Non perché creda alle fantasiose metafore, ma perché mi fa sempre riflettere. E so benissimo che le cose che scrive sono talmente vaghe che potrebbero risultare vere a qualsiasi persona, ma quindi? Chissene frega.
Quest’ultimo giovedì il mio oroscopo diceva che c’è nella mia vita una persona che ha il potere di rendermi molto felice come molto triste, e che dipende da me permettergli di fare l’una o l’altra cosa. Inutile dire che è vero. E si, dopo un mese (domani) sto ancora parlando di lui. Perché è vero che è ancora nella mia vita, ci scriviamo quasi ogni giorno, ed è vero che il mio umore altalenante dipende fin troppo dai suoi messaggi. Passo dall’essere felice per i bei discorsi che facciamo a triste quando non ho risposte o quando mi rendo conto che non ci sarà mai più di così.
Rob dice che ho il potere di decidere se permettergli di rendermi triste o infelice, ma non è vero. Perché è quello che cerco di fare da un mese, cerco di essere grata e felice per quello che abbiamo avuto, cerco di accontentarmi di quello che abbiamo, ma non funziona. Non ci riesco, non è una cosa da me c’è poco da fare. Io ho bisogno di più, molto di più. E l’alternativa è il niente. So che non posso continuare a vivere aspettando i suoi bei messaggi perché così non supererò mai questa storia. Ma come chiudere? Glielo dico? Che sono malamente innamorata di lui e che non riesco a farmela passare? Così però probabilmente mi prenderebbe per pazza e vorrei almeno che mantenesse un bel ricordo di me. O smetto semplicemente di rispondergli? Anche se sicuramente continuerei ad aspettare un suo messaggio per chissà quanto.
La verità è che non voglio smettere, perché so che significa perdere una cosa troppo bella. Ma non ce la faccio, davvero non ce la faccio più. Non sono in grado.
Non so che accidenti fare.

Una settimana di amore, poi addio

Sono alla fine e ripenso all’inizio. Un inizio confuso lo ammetto, inaspettato. Era una di quelle sere in cui è l’alcol ad avere la meglio, in cui è lui a guidarti lasciando una scia di ricordi confusi. Ricordo le persone che ballano e ridono, tu che mi prendi per mano, che all’improvviso sei in camera mia. E il risveglio imbarazzato della mattina dopo, il mal di testa, il cercare di ricostruire i fatti. E’ stato un inizio che di per se sembrava già una fine. Pensavo che avrei dovuto passare la settimana successiva con gli sguardi di tutti addosso e la vergogna di incrociare il tuo sguardo, ma non potevo sbagliarmi di più. Sei stato perfetto, mi hai preso per mano e mi hai guarita da tutti i dubbi, e Venezia non è mai stata così bella. Il caffe noi due soli in piazza Margherita, i discorsi stentati in inglese sulle nostre vite, sull’arte, le tue foto stupende e le tue maniere perfette. Il lungo viaggio in treno di ritorno, addormentato sulla mia spalla. E un’altra notte a casa mia, dormendo, solo dormendo tra le tue braccia. Domenica mattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto sono stati i tuoi. E ti giuro che non esistono al mondo degli occhi più belli di quelli con cui mi hai sorriso quella mattina, e con cui mi hai sorriso assonnato tutte le mattine successive. E ti sbagli, perché non sono marroni, sono verdi, oro, neri, sono di un colore che forse non esiste e che ho inventato io soltanto per te. Un intera giornata a letto, con te, alzandoci solo per fare colazione, colazione che tu hai voluto preparare per me, continuando a stupirmi per le tue assurde buone maniere e per la tua gentilezza senza controllo. Un intera giornata a letto, con te, abbracciati, coccolati, accarezzati, parlando di mille cose con quella tua voce perfetta e la tua r francese che mi fa impazzire quando dici il mio nome. La Francia, i film francesi, Parigi, la medicina, il Vietnam, la tua famiglia, i tuoi viaggi, le cose che ami. Non avrei mai smesso di ascoltare le tue storie. Quando te ne sei andato il mio letto già si sentiva vuoto. Il giorno dopo e i sorrisi nascosti ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, i tuoi occhiolini buffi e i miei occhi che ti cercavano di continuo. Le occhiate indagatorie dei nostri compagni, e il nostro che voleva rimanere un segreto. E quella notte, quella notte abbiamo fatto l’amore, e per me sei stato tutto. Il tuo corpo era tutto, la tua voce era tutto, i tuoi occhi belli anche al buio erano tutto, il tuo calore, la tua pelle, tu, tu eri tutto. Martedì, un’altra giornata di sguardi e baci rubati, un’altra notte di amore e parole, di risate e di sorrisi. Tu che tenti di insegnarmi il francese, e io che fallisco miseramente facendoti ridere. Tu che impari parole in italiano per potermi complimentare anche nella mia lingua, come se tutte le cose che mi dici in inglese non fossero abbastanza. “Stop being so actractive”, “Your eyes are so blue, it’s crazy”, “Belissima”, “Carrrina”. Sappi che mi hai confermato tutti gli stereotipi sul romanticismo francese. Mercoledì è stata la giornata della musica, dei violini, della lirica, dell’orchestra. E la mia gioia incredula di avere seduto a fianco a me un ragazzo che riesce ad amare anche queste cose. Smettila di essere perfetto. La nostra passeggiata in castello con gli archi che ci accompagnano in sottofondo, noi due seduti sull’erba ad ascoltare, vicini, per mano, senza il bisogno di nessuna parola. E abbiamo di nuovo fatto l’amore, ancora e ancora, e abbiamo di nuovo dormito abbracciati e mi sono di nuovo innamorata dei tuoi occhi. E forse non sai quanto sei bello mentre dormi, ma io lo so, lo so bene, perché la mattina sembravi un angelo, con quelle labbra che esistono solo per essere baciate, la tua pelle che scotta e le tue ciglia nere che schiudi all’improvviso facendomi morire. La dovevi smettere di essere così perfetto, la dovevi smettere con le tue fusa assonnate la mattina e la dovevi smettere di farmi innamorare ad ogni sorriso. Giovedì non ci è più importato del giudizio degli, le ore iniziavano a farsi troppo poche. Ci siamo presi per mano e abbiamo vagato senza meta perché già sapevamo che una meta comune per noi non c’era. Ma questo pensiero è rimasto ben nascosto, perché ci siamo goduti ogni secondo di quella giornata. Le parole, le prese in giro, e così tante risate. “Are you kidding on me?”. Non pensavo fosse possibile essere così perfettamente felici. E la sera con tutti gli altri, e le mie amiche che ti hanno adorato dopo solo mezzora, le risa, le risa infinite di quella giornata. La mia felicità indescrivibile, era troppa, e quando quella notte abbiamo fatto ancora l’amore non ne potevo più, perché era troppa, davvero troppa, e non si può essere così felici. Ma poi è arrivato venerdì, è arrivato l’ultimo giorno, ma nella mia testa i giorni della settimana non esistevano più. Esistevano solo un susseguirsi di ore senza nome e senza scadenza, perché l’idea di dover chiamare quel giorno l’ultimo era troppo terribile per essere anche solo considerata. Così ho provato con tutta me stessa a non chiamare “venerdì” questo giorno, e siamo state felici come sempre. Tu eri perfetto come sempre, io ero persa nel verde e nell’oro come sempre. I colpi al cuore che mi assalivano ricordandomi che la clessidra continuava a girare sono stati soffocati con tutte le mie forze. Non potevo rovinare gli ultimi momenti con te. La nostra inconsciamente ultima passeggiata per mano, le nostre battute ormai usuali, il tuo inglese buffo e tu che mi permetti di prenderti in giro. C’era già la paura in qualche sguardo ma la felicità di essere ancora assieme la superava. Alla cena di gala eri bellissimo, come lo sei sempre stato e ancora di più. La nottata era di per se magica e averti seduto al mio fianco l’ha resa ancora più speciale. Le risa degli altri francesi al tavolo, la nostra amica americana, i ringraziamenti da parte di tutti i professori per il mio lavoro, le esibizioni, e poi il cibo, il vino, i balli.  Prendi la perfezione e mettila in una notte. Ma la notte finisce, ancora prima che sorga il sole, e il momento dei saluti è arrivato. Lacrime e lacrime mentre salutavo tutti i miei nuovi amici, la mia famiglia per due settimana, sapendo che non li avrei più rivisti. E così ce ne siamo andati, mano nella mano, per l’ultima volta. Per l’ultima volta abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti al mio appartamento, per l’ultima volta ci siamo spogliati e abbiamo dormito così, pelle a pelle, nel mio letto. Ma questa volta non ho potuto trattenere le lacrime, non ho potuto ignorare il fatto che erano le ultime ore, gli ultimi minuti, in cui avrei sentito il tuo odore e in cui avrei baciato le tue labbra. E ti chiedo scusa di aver pianto così, senza riuscire a smettere. Ed esprimere quello che provavamo in quel momento ci è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma per noi, in due lingue diverse, non c’era proprio speranza. Hai detto che siamo come due amici che si separano, non perché scelgono di farlo, ma semplicemente perché prendono due strade diverse. Hai detto che sapere che avevamo una fine certa ha reso le cose ancora più intense. Hai detto che non mi dimenticherai, non solo perché abbiamo passato dei bellissimi momenti, ma perché ti ho cambiato. Ho detto che è ingiusto, e mi hai risposto che la vita è ingiusta, da vero medico mi dici che ci sono bambini che si ammalano, e muoiono, perché la vita è così, ingiusta. Per questo bisogna essere grati dei bei momenti che abbiamo la fortuna di vivere. E così, per l’ultima volta, mi sono addormentata fra le tue braccia, con gli occhi pieni di te e pieni di lacrime. Vorrei non parlare del nostro risveglio, di come mi sono sentita guardando il tuo viso addormentato e di quanto avrei voluto fermare il tempo quando hai aperto i tuoi occhi verdi e oro. Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta e per l’ultima volta ci siamo baciati. Sei riuscito a farmi sorridere, e ho dovuto dirti che no, non ti dimenticherò mai. Lasciarti uscire da quella porta è stata probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai fatto, perché i tuoi occhi erano bellissimi anche pieni di lacrime. E da quel momento sono state ore di inferno, perché ancora non posso credere che tu te ne sia andato. Non so se ti rivedrò mai più, una parte di me non riesce a rassegnarsi a questa idea, l’altra dice di essere grata e andare avanti. Fa male, fa davvero troppo male, e ogni volta che trovo uno di quei post-it che mi hai nascosto per casa è una nuova ondata di lacrime. Continuo a sentire la tua voce  nella mia testa che dice “Oh rreally” con quel tuo maledetto, adorabile accento francese. Continuo a vederti nel mio letto, con gli occhi assonnati, che mi sorridi. Non so cosa succederà nel futuro, ma spero che arrivi il giorno in cui pensando a te sarò solamente felice, felice della splendida storia che ho avuto con te. Nessun rimpianto, anche se il dolore mi sta uccidendo. Grazie.

Scelta migliore o scelta giusta?

È sempre auspicabile che la scelta migliore sia anche la scelta giusta, ma se non è così? Se la scelta che razionalmente sai che sarebbe giusta e sensata, non corrisponde a quella che, anche se non lo vuoi ammettere, sarebbe quella che ti farebbe sentire meglio?
Fare una cosa piuttosto stupida e insensata per un po’ di tranquillità è tanto sbagliato?
Che poi forse in fin dei conto si tratta solo di una scelta tra felicità immediata e felicità a lungo termine. Una scelta palesemente sbagliata può farci star meglio al momento ma se è sbagliata ora, probabilmente lo sarà anche tra due mesi. La scelta giusta può farci soffrire qui e ora, ma con un po’ di tempo probabilmente tutto tornerebbe a posto.

O forse sto semplicemente pensando troppo per una domenica mattina.

Se è giusto aspettare qualcuno

Manca il punto di domanda. Lo è?

Stiamo parlando sempre della stessa persona. Lo so, sto diventando noiosa, e sono sinceramente stupita di me stessa, sono quasi due mesi ormai e in genere non mi ossessiono per uno stesso ragazzo per così tanto tempo. 

Bene, quindi gli piaccio ancora, ne ho avuto la conferma dalle sue stesse parole, e quando ci vediamo non riesce a starmi lontano. Però continua a dire che ha bisogno di del tempo per capire cosa vuole e cosa fare. La domanda da un miliione di euro, anzi dollari (fa più figo), lo aspetto?

Lo aspetto sapendo che nel caso andasse male lui tornerebbe (tristemente, come uno sfigato) dalla sua ex mentre io rimarrei da sola con probabilmente il cuore spezzato. La mia risposta istintiva è un grosso, grasso NO WAY. Questo è quello che io direi a qualunque mia amica mi chiedesse un consiglio del genere. Se una persona non ti vuole al 100% non vale la pena di starla a sentire. E altri commenti pseudo-femministi simili.

Ma ho visto dove mi hanno portato i miei automatismi ultimamente (da nessuna parte), quindi per una volta vorrei cambiare prospettiva e guardare le cose da un altro punto di vista. Tutti i punti di vista sono ben accetti in questo post.

Farfalle nello stomaco: datemi pesticida

Come se lo stress del dover dire a una mia amica di aver ubriacamente baciato la sua ex fiamma (che perfortuna si è spenta) non bastasse, il mio cervello ha di nuovo iniziato a funzionare come non dovrebbe. A quanto pare il mio stato di ubriachezza molesta non mi ha impedito di fare una buona figura con il tizio in questione, che ha prontamente iniziato a bombardarmi di messaggi ed inviti ad uscire. Le mie risposte sono state interamente negative. Bisogna però aggiungere che il “tizio” aveva già da parecchio tempo manifestato un certo grado di interesse nei miei confronti, ma che a me non me ne era mai fregato meno di zero.

Ma si sa come funzionano in modo irrazionale i cervelli delle ragazze, o per lo meno il mio. Dopo la bellezza di quattro giorni in cui sono riuscita a mantenere un controllo impeccabile, eccoci arrivati alla rottura. Ho perso il mio equilibrio mentale, per cui ho tanto sudato in questi mesi. Tutto questo nel giro di un paio di secondi maledetti in cui ho ammesso a me stessa che “quel maleddetto” mi piaceva.

Accidenti. Questo proprio non ci voleva. Non voglio che mi piaccia perchè questo significa solo casini, ma non volevo sembrare troppo drammatica quindi ho fatto una lista di pro e contro.

CONTRO

  • L’avere una relazione intaccherebbe la mia sanità mentale
  • Il suo carattere non mi sembra proprio compatibile con il mio
  • Siamo all’università assieme (imbarazzante se le cose vanno male)
  • Rimane comunque un “ex” di una mia amica
  • Non so nemmeno se la voglio una relazione

PRO

  • Un pò più di vita nella mia vita non mi dispiacerebbe
  • Non lo so
  • Devo proprio dirlo?

Beh direi che il risultato parli da solo. Ma in psicologia ho studiato che le liste di pro e contro non servono a un cazzo. Bene. No, male, fanculo. Non mi resta che continuare a far finta che non mi piaccia finchè sta stupida e inutile cotta non passi.

San Valentino

Come ho passato il mio primo San Valentino da single dopo 4 anni? Facendo la terza in comodo con la mia migliore amica e il suo ragazzo, di cui sono segretamente infatuata. Classico direi, no?

Questa si che è una prima volta per me. Non parlo solo del San Valentino… inusuale… ma dell’intera questione dell’infatuazione nascosta. Ok lo so che la parola infatuazione è ridicola, ma non saprei davvero che altro termine usare. “Innamorata” mi sembrerebbe eccessivo, anche perchè non penso di essere ancora messa così male, “ragazzo che mi piace” mi sembra invece diminutivo, perchè ce ne sono anche fin troppi di ragazzi che mi “piacciono” (James Franco, Robert Pattinson, tanto per fare un due nomi).

Questa è una storia semplice ma terribile, perchè non prevede nessun lieto fine per me. Un ulteriore prova di quanto il caso, che io in questo caso definirei tempismo, sia fondamentale non solo nelle piccole cose. Ho avuto una di quelle rare esperienze in cui conosci una persona per la prima volta e fin dal primo momento sai, con certezza, che quella è una persona con cui potresti stare bene. Non mi riferisco solo allo “stare” romantico, ma in generale. Anche se in questo caso il fatto che fosse di bell’aspetto e di sesso opposto al mio hanno decisamente spinto in quella direzione.

Insomma, conosci questa persona, e nasce un interesse che pare ricambiato, ma che per motivi vari ed eventuali deve essere messo da parte per un paio di mesi. E in questi due mesi la tua migliore amica (sapendo esattamente la natura dei tuoi sentimenti) aiutata da ulteriori fattori vari ed eventuali, inizia a frequentarlo e ci si mette assieme.

Ora viviamo tutti e tre sotto lo stesso tetto, e sono combattuta tra la tristezza di vederli assieme, consapevole che io avrei potuto facilmente, e felicemente, trovarmi al suo posto, il senso di colpa del non riuscire ad essere pienamente contenta per la felicità della mia amica, e il senso di orgoglio per me stessa e per la mia capacità inaspettata di saper gestire la situazione come niente fosse.

La notte però continuo a non dormire, perchè si sa che la notte si desidera quello che di giorno non si può ammettere. Non giudicate. Anzi si, forse ne avrei bisogno.