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Oggi sopravvivo

Il momento della verità certe volte arriva da solo, senza aver bisogno di essere accompagnato da nessun evento ecclatante o confessione scandalosa.

Una mattina ti svegli, e lo sai.

Sai cosa sta succedendo, sai cosa devi fare. Ed è così chiaro che pare impossibile che ci sia voluto così tanto per arrivarci.

L’altro ieri mi sono svegliata così. L’altro ieri mi sono svegliata e ho pensato “ma che diavolo sto facendo”. L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che se una cosa non funziona come dovrebbe, o come vorresti, esiste sicuramente da qualche parte una ragione che non può essere ignorata. E non si può sempre arrivare a compromessi, il cuore non sa cosa siano. Il cuore non conosce “ma”, e non conosce “se”, per lui o ci sei o non ci sei, adesso. E se vuoi davvero qualcosa che sai non arriverà mai, puoi provare a ingannarlo finchè vuoi, ma la verità sarà sempre la sotto.

L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che tutto questo mi stava facendo del male. Tu mi stavi facendo del male, senza volerlo, senza saperlo, mi stavi facendo del male nel tuo non essere quello di cui avevo bisogno.

L’altro ieri mi sono svegliata e ho capito che l’unica persona che poteva superare questa situazione ero io. Prendendo coraggio e dicendoti addio, trattenendo le lacrime fino al momento in cui non avrei visto la tua schiena sparire dietro la mia porta.

Ieri mi sono svegliata, e l’ho fatto.

Oggi mi sono svegliata, e… sopravvivo.

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Una settimana di amore, poi addio

Sono alla fine e ripenso all’inizio. Un inizio confuso lo ammetto, inaspettato. Era una di quelle sere in cui è l’alcol ad avere la meglio, in cui è lui a guidarti lasciando una scia di ricordi confusi. Ricordo le persone che ballano e ridono, tu che mi prendi per mano, che all’improvviso sei in camera mia. E il risveglio imbarazzato della mattina dopo, il mal di testa, il cercare di ricostruire i fatti. E’ stato un inizio che di per se sembrava già una fine. Pensavo che avrei dovuto passare la settimana successiva con gli sguardi di tutti addosso e la vergogna di incrociare il tuo sguardo, ma non potevo sbagliarmi di più. Sei stato perfetto, mi hai preso per mano e mi hai guarita da tutti i dubbi, e Venezia non è mai stata così bella. Il caffe noi due soli in piazza Margherita, i discorsi stentati in inglese sulle nostre vite, sull’arte, le tue foto stupende e le tue maniere perfette. Il lungo viaggio in treno di ritorno, addormentato sulla mia spalla. E un’altra notte a casa mia, dormendo, solo dormendo tra le tue braccia. Domenica mattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto sono stati i tuoi. E ti giuro che non esistono al mondo degli occhi più belli di quelli con cui mi hai sorriso quella mattina, e con cui mi hai sorriso assonnato tutte le mattine successive. E ti sbagli, perché non sono marroni, sono verdi, oro, neri, sono di un colore che forse non esiste e che ho inventato io soltanto per te. Un intera giornata a letto, con te, alzandoci solo per fare colazione, colazione che tu hai voluto preparare per me, continuando a stupirmi per le tue assurde buone maniere e per la tua gentilezza senza controllo. Un intera giornata a letto, con te, abbracciati, coccolati, accarezzati, parlando di mille cose con quella tua voce perfetta e la tua r francese che mi fa impazzire quando dici il mio nome. La Francia, i film francesi, Parigi, la medicina, il Vietnam, la tua famiglia, i tuoi viaggi, le cose che ami. Non avrei mai smesso di ascoltare le tue storie. Quando te ne sei andato il mio letto già si sentiva vuoto. Il giorno dopo e i sorrisi nascosti ogni volta che ci incrociavamo nei corridoi, i tuoi occhiolini buffi e i miei occhi che ti cercavano di continuo. Le occhiate indagatorie dei nostri compagni, e il nostro che voleva rimanere un segreto. E quella notte, quella notte abbiamo fatto l’amore, e per me sei stato tutto. Il tuo corpo era tutto, la tua voce era tutto, i tuoi occhi belli anche al buio erano tutto, il tuo calore, la tua pelle, tu, tu eri tutto. Martedì, un’altra giornata di sguardi e baci rubati, un’altra notte di amore e parole, di risate e di sorrisi. Tu che tenti di insegnarmi il francese, e io che fallisco miseramente facendoti ridere. Tu che impari parole in italiano per potermi complimentare anche nella mia lingua, come se tutte le cose che mi dici in inglese non fossero abbastanza. “Stop being so actractive”, “Your eyes are so blue, it’s crazy”, “Belissima”, “Carrrina”. Sappi che mi hai confermato tutti gli stereotipi sul romanticismo francese. Mercoledì è stata la giornata della musica, dei violini, della lirica, dell’orchestra. E la mia gioia incredula di avere seduto a fianco a me un ragazzo che riesce ad amare anche queste cose. Smettila di essere perfetto. La nostra passeggiata in castello con gli archi che ci accompagnano in sottofondo, noi due seduti sull’erba ad ascoltare, vicini, per mano, senza il bisogno di nessuna parola. E abbiamo di nuovo fatto l’amore, ancora e ancora, e abbiamo di nuovo dormito abbracciati e mi sono di nuovo innamorata dei tuoi occhi. E forse non sai quanto sei bello mentre dormi, ma io lo so, lo so bene, perché la mattina sembravi un angelo, con quelle labbra che esistono solo per essere baciate, la tua pelle che scotta e le tue ciglia nere che schiudi all’improvviso facendomi morire. La dovevi smettere di essere così perfetto, la dovevi smettere con le tue fusa assonnate la mattina e la dovevi smettere di farmi innamorare ad ogni sorriso. Giovedì non ci è più importato del giudizio degli, le ore iniziavano a farsi troppo poche. Ci siamo presi per mano e abbiamo vagato senza meta perché già sapevamo che una meta comune per noi non c’era. Ma questo pensiero è rimasto ben nascosto, perché ci siamo goduti ogni secondo di quella giornata. Le parole, le prese in giro, e così tante risate. “Are you kidding on me?”. Non pensavo fosse possibile essere così perfettamente felici. E la sera con tutti gli altri, e le mie amiche che ti hanno adorato dopo solo mezzora, le risa, le risa infinite di quella giornata. La mia felicità indescrivibile, era troppa, e quando quella notte abbiamo fatto ancora l’amore non ne potevo più, perché era troppa, davvero troppa, e non si può essere così felici. Ma poi è arrivato venerdì, è arrivato l’ultimo giorno, ma nella mia testa i giorni della settimana non esistevano più. Esistevano solo un susseguirsi di ore senza nome e senza scadenza, perché l’idea di dover chiamare quel giorno l’ultimo era troppo terribile per essere anche solo considerata. Così ho provato con tutta me stessa a non chiamare “venerdì” questo giorno, e siamo state felici come sempre. Tu eri perfetto come sempre, io ero persa nel verde e nell’oro come sempre. I colpi al cuore che mi assalivano ricordandomi che la clessidra continuava a girare sono stati soffocati con tutte le mie forze. Non potevo rovinare gli ultimi momenti con te. La nostra inconsciamente ultima passeggiata per mano, le nostre battute ormai usuali, il tuo inglese buffo e tu che mi permetti di prenderti in giro. C’era già la paura in qualche sguardo ma la felicità di essere ancora assieme la superava. Alla cena di gala eri bellissimo, come lo sei sempre stato e ancora di più. La nottata era di per se magica e averti seduto al mio fianco l’ha resa ancora più speciale. Le risa degli altri francesi al tavolo, la nostra amica americana, i ringraziamenti da parte di tutti i professori per il mio lavoro, le esibizioni, e poi il cibo, il vino, i balli.  Prendi la perfezione e mettila in una notte. Ma la notte finisce, ancora prima che sorga il sole, e il momento dei saluti è arrivato. Lacrime e lacrime mentre salutavo tutti i miei nuovi amici, la mia famiglia per due settimana, sapendo che non li avrei più rivisti. E così ce ne siamo andati, mano nella mano, per l’ultima volta. Per l’ultima volta abbiamo preso l’ascensore e siamo saliti al mio appartamento, per l’ultima volta ci siamo spogliati e abbiamo dormito così, pelle a pelle, nel mio letto. Ma questa volta non ho potuto trattenere le lacrime, non ho potuto ignorare il fatto che erano le ultime ore, gli ultimi minuti, in cui avrei sentito il tuo odore e in cui avrei baciato le tue labbra. E ti chiedo scusa di aver pianto così, senza riuscire a smettere. Ed esprimere quello che provavamo in quel momento ci è stato impossibile. Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma per noi, in due lingue diverse, non c’era proprio speranza. Hai detto che siamo come due amici che si separano, non perché scelgono di farlo, ma semplicemente perché prendono due strade diverse. Hai detto che sapere che avevamo una fine certa ha reso le cose ancora più intense. Hai detto che non mi dimenticherai, non solo perché abbiamo passato dei bellissimi momenti, ma perché ti ho cambiato. Ho detto che è ingiusto, e mi hai risposto che la vita è ingiusta, da vero medico mi dici che ci sono bambini che si ammalano, e muoiono, perché la vita è così, ingiusta. Per questo bisogna essere grati dei bei momenti che abbiamo la fortuna di vivere. E così, per l’ultima volta, mi sono addormentata fra le tue braccia, con gli occhi pieni di te e pieni di lacrime. Vorrei non parlare del nostro risveglio, di come mi sono sentita guardando il tuo viso addormentato e di quanto avrei voluto fermare il tempo quando hai aperto i tuoi occhi verdi e oro. Abbiamo fatto l’amore per l’ultima volta e per l’ultima volta ci siamo baciati. Sei riuscito a farmi sorridere, e ho dovuto dirti che no, non ti dimenticherò mai. Lasciarti uscire da quella porta è stata probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai fatto, perché i tuoi occhi erano bellissimi anche pieni di lacrime. E da quel momento sono state ore di inferno, perché ancora non posso credere che tu te ne sia andato. Non so se ti rivedrò mai più, una parte di me non riesce a rassegnarsi a questa idea, l’altra dice di essere grata e andare avanti. Fa male, fa davvero troppo male, e ogni volta che trovo uno di quei post-it che mi hai nascosto per casa è una nuova ondata di lacrime. Continuo a sentire la tua voce  nella mia testa che dice “Oh rreally” con quel tuo maledetto, adorabile accento francese. Continuo a vederti nel mio letto, con gli occhi assonnati, che mi sorridi. Non so cosa succederà nel futuro, ma spero che arrivi il giorno in cui pensando a te sarò solamente felice, felice della splendida storia che ho avuto con te. Nessun rimpianto, anche se il dolore mi sta uccidendo. Grazie.

Così ci diciamo addio

Ok, forse dormire assieme non è stata proprio una grande idea.

E il verbo dormire non è usato come un modo elegante per dire qualcos’altro, intendo proprio dormire dormire. Dormire abbracciati, dormire stretti, dormire col calore dell’altro addosso e il profumo della sua pelle nelle narici. Dormire assieme può essere più intimo del sesso, può fare battere il cuore più forte che con un bacio.

Forse è proprio per questo che non avrei dovuto farlo, perchè è una cosa troppo intima per due persone come noi, che in quattro mesi non sono state capaci di stare assieme felicemente per più di una settimana di fila. Persone come noi che sanno già di non avere un futuro assieme, perchè non hanno ancora imparato a non giocare tra loro.

Ma come facevo ad andare via? Come facevo a mandarti via quando stretta fra le tue braccia sentivo il tuo respiro sul collo? E mi sentivo in pace, come se non esistesse nessun problema al mondo, perchè l’unico problema reale in quel momento eri tu. Eri tu, ed ero io distesa vicino a te. Noi eravamo il problema perchè noi non esistiamo. “Noi” è solo una fantasia che entrambi abbiamo e che non si realizzarà mai. Nemmeno quello che provo per te non esiste, perchè non è per te che lo provo davvero. Lo provo per l’idea che ho di te, per una fantasia. Sono innamorata di una fantasia.

Ma i nostri corpi sono reali. I nostri cuori sono reali, le nostre mani sono reali, le nostre labbra e i nostri occhi sono reali. E questi battono, si sfiorano, si baciano e si guardano. E quando lo fanno i sentimenti dilagano, e si perdono, perchè non hanno nessuno su cui posarsi. Rimangono li, sospesi per aria, a fare male.

Ora che me ne vado non so quando ci rivedremo, non lo so io, non lo sai tu, e entrambi sappiamo di non saperlo. Voglio pensare che sia stato questo il motivo. Abbiamo dormito assieme per sentire un ultima volta quei sentimenti inutili ma irrinunciabili a cui siamo stati aggrappati per mesi. Abbiamo dormito assieme per dirci addio.

Addio.

Odio le cose che finiscono. Tutte, in generale. Che si tratti di un libro, una storia, un viaggio, quando sento che stanno per arrivare le ultime pagine, gli ultimi baci, o gli ultimi giorni, la tristezza si fa insopportabile. È una specie di malinconia preventiva, vivo gli ultimi momenti sapendo che il loro ricordo da li a poco mi procurerà una fitta al cuore, quella riservata alle cose che non torneranno più.
Tante cose stanno finendo ora.
Il mio soggiorno alla casa dello studente è finito e tra pochi giorni dovrò tornare a casa. È incredibile quanto cambieranno le cose. Niente più amiche e amici ad ogni piano, niente più festini improvvisati con birra scadente e bicchieri di plastica, niente più stare in terrazza a fumare sigarette fino alle due di notte solo perché non si ha voglia di dormire, niente più piatti di pasta la mattina quando ci si sveglia con l’hangover.
Niente più indipendenza, potersi svegliare quando si vuole, mangiare quando si vuole, dormire quando si vuole, lasciare la camera un casino e i vestiti buttati per terra senza dover rendere conto a nessuno.
Ho passato dei momenti talmente belli in questo posto, che temo proprio che non li dimenticherò mai. Saranno sempre li, nella mia mente, a ricordarmi che la felicità vera e pura esiste veramente, che i momenti perfetti in cui tutto sembra fatto solo per te capitano.

Col cuore infranto penso grazie, grazie per tutto.

Dear A.

Domani parliamo. Io odio parlare. Anzi, non ne sono capace, quindi forse è per questo che lo odio. Ma so che è la cosa giusta da fare, probabilmente non risolverà un cavolo tra noi due ma per lo meno mi metterò l’anima in pace, nel bene o nel male.
Ho bisogno di digli quello che penso, e ho bisogno di capire che diavolo è passato nella sua testa. Ma so che domani sarò nervosa e imbarazzata come una povera scema, e probabilmente farò scena muta che neanche a un interrogazione di matematica. Quindi metto ora, qui, tutto nero su bianco, e cercherò di non soccombere alla tentazione di imparare tutto a memoria per poi recitarlo domani come una tabellina.

“Caro A.
Ho saputo che hai parlato con la mia amica, ho saputo che le hai chiesto come sto, e ho saputo che sei stato sorpreso di scoprire che sono rimasta male per come sono finite le cose tra noi. Perché pensi che non me ne freghi nulla di te? Dici che se non fosse stato per la tua insistenza tra noi non sarebbe mai successo nulla. È vero, ma a differenza di quello che pensi tu, non è per un mio mancato interesse. È timidezza, è paura. Sono stata sola per tanto tempo, sono felice, ho trovato quel l’equilibrio mentale che mi permette di vivere serena con me stessa. Rimettere tutto questo in gioco mi spaventa, anzi, mi terrorizza.
Sentivo anche che c’era ancora qualcosa per la tua ex e per questo avevo paura di mostrarti che mi piacevi, avevo paura di essere solo una distrazione. Avevo paura di affezionarmi a te e poi rimanere ferita, ed è esattamente quello che è successo.
E mi dispiace se non sono stata chiara, se ti ho fatto pensare che per me fosse tutto solo uno scherzo. Non sono cattiva, non sono senza sentimenti, ma ho dei seri problemi ad esprimere le mie emozioni, come potrai capire anche dalle mie parole impacciate.
Ma non penso di essere l’unica persona complicata qui. Nemmeno io ti ho capito, non ho capito come nel giro di mezza giornata tu sia passato dal cercare di convincermi a darti una possibilità, al chiedermi del tempo per pensare, per capire. Sembravi così sicuro, così sicuro da convincere anche me.
Non so se la cosa finirà qua, ma se deve finire almeno che lo faccia con tutte le carte in tavola e senza sentimenti repressi.
Comunque vada, è stato bello.”