It’s going to be ok

Everyone keeps telling me that it’s going to be ok, and what I think is “Yeah I know, you think I’m stupid?”. We all know time will heal us, makes us forget and move on. We all know we’ll find “someone better”. We know it, but we don’t believe it. So let’s just let our friends, mothers, random people or whoever, remind us of that over and over again.

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Crying on a bus.

I went to a job interview just to get out of the house. Not shopping, not to get an ice cream, to a fucking job interview. Good thing is, I didn’t even care about it, so I was pretty relaxed. Who cares about work when your heart is broken right?

Another good thing, I kept thinking “Wow you’re fucking strong just for doing this”. And truth is, I am fucking strong for even waking up in the morning.

In the bus on my way home I started crying like crazy, just couldn’t handle it anymore. Not so fucking strong anymore. A lady I never saw before in my life sat next to me and convinced it to get a coffee and just talk about it. I said yes because I just didn’t know what to do anymore. Turned out it made me feel a little bit better. Well, I still felt like shit to be honest, but it was so good to see that there are actually amazing and caring random people out there.

Memoir of a broken heart.

First day you feel like you are going to die. Literally. There is no way your heart can physically hurt so much unless you’re about to have a heart attack. And what about breathing? Feels like you’re underwater, or just ran a marathon in space with no gravity. Body is extremely slow, every little movement requires a titanic effort.

But truth is, you’re not dying. And you’re not dumb, you know that already. But that doesn’t make any difference at all does it?

Il vaso dei sentimenti

Negli ultimi anni ho imparato a tenere chiusa dentro un vaso quella parte di me che è forse la peggiore, e allo stesso tempo la migliore. È la parte che racchiude le emozioni, i sentimenti, le ispirazioni e le paure, la voglia di vivere e la voglia di morire. Sono cose bellissime e cose terribili, che hanno bisogno di convivere una accanto all’altra per esistere. Non potevo eliminare i miei lati peggiori senza rinunciare anche a quelli migliori. Così ho riposto tutto assieme in una sorta di vaso di pandora che pulsa dentro il mio petto, a cinque centimetri dal cuore.
Molte volte negli ultimi anni quel vaso ha rischiato di rompersi, perché ero molto felice, o perché ero molto triste. Nella paura che questo potesse succedere davvero ho quindi iniziato a vivere nello sforzo di non sentire. Non volevo essere felice e non volevo essere triste, volevo la calma piatta. Le uniche onde che mi permettevo erano lo stress per l’Università e il divertimento dato a volte dall’alcool e a volte dal sesso.
Ora l’Università è finita, l’alcool e il sesso forse mi sembrano meno divertenti di un tempo, e nello stesso momento sei arrivato tu che con una grande faccia tosta mi chiedi di riaprire quel vaso. Anni passati a rinforzarlo e proteggerlo, ed ora in un momento di dubbi mi fai questa richiesta nello stesso modo in cui un bambino chiede un cono gelato a sua madre.
Cosa c’è di male in un cono gelato? E nei sentimenti?
Dici che sono quella cosa per cui vale la pena svegliarsi la mattina, ma sono anche quella cosa che non ti fa dormire la notte.

Bruxelles, che domani non vedrò 

Ho 22 anni e oggi per la prima volta ho pensato alla morte. Domani sarei dovuta partire per Bruxelles. Se non sono partita oggi è solo perché questa era la data di scadenza per la consegna della mia tesi, e io da perfetta sfigata ho impiegato fino all’ultimo giorno per finirla. Certe cose non le capisci finché non te le sbattono in faccia, come il fatto che possono bastare anche solo 24 ore per cambiarti la vita, anzi, probabilmente anche 5 minuti.

Ed è banale ma inevitabile che un pensiero del genere finisca per mettere in prospettiva tutta la tua vita, facendoti capire cosa sia importante e cosa no. 

Quindi, per quel che mi riguarda, non è importante il voto con cui uscirò alla laurea, non è importante il numero che segna la bilancia, la lunghezza dei miei capelli, il numero di followers su instagram, il mio iPhone, lo stipendio che prenderò e nemmeno quel nuovo paio di Nike. 

Sono importanti la mia famiglia, i miei amici, i ragazzi a cui ho voluto bene e pure quelli a cui non ne ho voluto, le persone che mi fanno ridere, i film che mi fanno piangere, i progetti, i sogni, le delusioni.

Vorrei solo potermelo ricordare ogni singolo giorno della mia vita.

Andava tutto bene, poi ci siamo guardati negli occhi

Sono passato giorni, poi settimane, poi mesi, da quel momento in cui è cambiato tutto. Non c’è stato un addio, un arrivederci, una spiegazione, solo la certezza che da quell’istante quello che c’era prima, non c’era più.

Giorni per capire, settimane per accettare, mesi per dimenticare. Poi il pensiero non c’è più, al suo posto ci sono altri pensieri, altra gente, altre cose.

Ma una notte ci si ritrova nella stessa stanza, piena di persone, una addosso all’altra, che però non esistono. O meglio, esistono ma smettono di farlo nel momento in cui i miei occhi incrociano i suoi.

Un secondo, è bastato un secondo per cancellare tutti quei giorni, quelle settimane, quei mesi. 

Occhi che dicono tutto ma non dicono niente, forse perché non c’è mai stato nulla da dire, ma solo il bisogno di parlarne.