Il vaso dei sentimenti

Negli ultimi anni ho imparato a tenere chiusa dentro un vaso quella parte di me che è forse la peggiore, e allo stesso tempo la migliore. È la parte che racchiude le emozioni, i sentimenti, le ispirazioni e le paure, la voglia di vivere e la voglia di morire. Sono cose bellissime e cose terribili, che hanno bisogno di convivere una accanto all’altra per esistere. Non potevo eliminare i miei lati peggiori senza rinunciare anche a quelli migliori. Così ho riposto tutto assieme in una sorta di vaso di pandora che pulsa dentro il mio petto, a cinque centimetri dal cuore.
Molte volte negli ultimi anni quel vaso ha rischiato di rompersi, perché ero molto felice, o perché ero molto triste. Nella paura che questo potesse succedere davvero ho quindi iniziato a vivere nello sforzo di non sentire. Non volevo essere felice e non volevo essere triste, volevo la calma piatta. Le uniche onde che mi permettevo erano lo stress per l’Università e il divertimento dato a volte dall’alcool e a volte dal sesso.
Ora l’Università è finita, l’alcool e il sesso forse mi sembrano meno divertenti di un tempo, e nello stesso momento sei arrivato tu che con una grande faccia tosta mi chiedi di riaprire quel vaso. Anni passati a rinforzarlo e proteggerlo, ed ora in un momento di dubbi mi fai questa richiesta nello stesso modo in cui un bambino chiede un cono gelato a sua madre.
Cosa c’è di male in un cono gelato? E nei sentimenti?
Dici che sono quella cosa per cui vale la pena svegliarsi la mattina, ma sono anche quella cosa che non ti fa dormire la notte.

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