No, è no

Mi è tornata in mente una conversazione avvenuta un anno fa, quando a parlare non ero io ma un’altra persona. Una persona che aveva la mia stessa pelle e i miei stessi occhi, ma molti giorni in meno di vita e un cuore infranto in meno.

Era l’inizio dell’estate, quando nel nord Italia l’aria si fa umida e calda ma il cielo rimane nuvoloso. Lo ricordo perché avevo indossato un body nero in nylon, per poi pentirmene cinque minuti dopo essere uscita di casa e aver camminato nell’afa iniziando subito a sudare.

Era la festa di inaugurazione di un nuovo locale, il che significa vino gratis e stato di leggera ubriachezza. Una delle prime uscite pubbliche col ragazzo che avevo iniziato a frequentare, quelle che ti  mettono a disagio perché non sai come comportarti. Perché ti piace starci assieme e ti piace andarci a letto, ma non ti piace necessariamente l’idea che il tuo giro lo sappia.

Così eravamo tutti nella stessa sala affollata. Io, lui, le mie amiche, i suoi amici, i miei ex amanti, e le sue ex amanti anche probabilmente. E ho fatto quello che faccio sempre in situazioni così, ovvero divento distante, faccio finta che ciò che mi turba (in quel caso lui) non esista.

Così ci siamo persi fra gente che parla a voce troppo alta e vassoi di aperitivi che fluttuano a mezz’aria. La serata si è trasformata in una tipica notte fuori con amici e tipi che ci provano e flirt accennati. Dopo un paio di bar io e due mie amiche siamo finite in un vicolo stretto con un altro piccolo locale affollato. Altro bicchiere di vino, per poi realizzare di aver abbandonato quello che doveva essere il mio accompagnatore per la serata. Il senso di colpa mi infastidiva parecchio, e così ricordo di aver iniziato un monologo sul quanto io stessi bene da sola e non me la sentissi in quel momento di legarmi a nessuno.

La sera stessa, tornata a casa da sola e visibilmente ubriaca, me lo sono trovato li ad aspettare. Ad aspettare me e un sacco di risposte. Risposte che non avevo e che non volevo avere. Cosa siamo, cosa stiamo facendo, cosa penso e cosa provo. Non poteva trovare modo migliore per allontanarmi.

Così sono diventata ancora più distante, e più mi allontanavo più lui cercava di tirarmi a se soffocandomi.

Credo che alla fine mi abbia presa per sfinimento. Non ne potevo davvero più, e ho deciso di lasciarmi andare.

Ne è seguito forse l’anno più bello della mia vita, in cui tutto quello che pensavo sulla vita e sulle relazioni ha fatto una svolta di 180 gradi.

Dopodiché ne è seguita la rottura più dolorosa della mia vita, che ancora oggi dopo quattro mesi non smette mai di bruciare.

Ora sono io a fare un sacco di domande a me stessa. Chi sono, cosa voglio, ma sopratutto, ho davvero voluto tutto questo, o mi è stato solo tirato addosso perché un’altra persona non ha saputo accettare un “no” come risposta?

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Oreo alla menta & Irish Latte

I trasferimenti portano sempre a grandi riflessioni. Che si tratti di cambiare stato, come ho fatto 10 mesi fa, o di spostarsi di tre chilometri, come ho fatto ieri, il ri-analizzare tutta la propria vita diventa quasi una necessità.

Tre chilometri sono pochi, ma sufficienti per passare dalla zona 1 alla zona 2 di Londra, dalle strada trafficate e le ondate di turisti, a quartieri residenziali di tipici mattoni rossi. Già mi manca la frenesia della City, gli uomini d’ufficio eleganti che corrono per le strade, i pub super affollati già dalle 5pm quando chiudono gli uffici, i palazzi vecchi e nuovi che si alternano e si completano. Ma una tranquilla casa con giardino è forse quello che mi ci vuole ora. Tranquillità e tempo per concludere questa fase della mia vita e pensare al dopo.

Il terrificante dopo.

Restare qui, o non restare qui? E se non qui, dove?

Per smaltire un pò di questa ansia da futuro me ne sono andata a fare la spesa, ma anche qui il contrasto coi il mio appartamento di tre chilometri fa si fa sentire. Nel centro di Londra i supermercati sono ovunque. Esci di casa, cammini verso qualsiasi direzione e in cinque minuti sai che ne troverai uno. Ma sono piccoli. Qui ho dovuto cercarne uno su Maps, ma quando ci sono arrivata mi sono trovato in un vero ipermercato da periferia, con scaffali infiniti e troppa, troppa scelta. E fu così che mi ritrovai a comprare Oreo al gusto menta e Nescafé Irish Latte. Che sto provando ora mentre scrivo al computer.

Non male, il gusto della zona 2.

Forgive me

It still hurts a lot, but it does for different reasons. First there was the pain of having my heart broken in a million pieces. Then there was the pain of feeling lonely and missing the past. Now it’s humiliation. Humiliation for having misjudged someone so much, for seeing something so different from the truth and letting it hurt me in ways I wouldn’t think possible.

I will probably never forgive him, but I need to forgive myself.

Occhi asciutti

Guardo le tue foto, le nostre foto, e non capisco cosa sento. Sono seduta sul letto, fra le mani gli ultimi ricordi che non ho ancora avuto il coraggio di buttare via. Guardo il mio sorriso stampato in bianco e nero, il sorriso di un istante perfetto, che non ricordo nemmeno di aver vissuto. Guardo i tuoi occhi, la tua bocca, tutte quelle piccole cose che erano tutto e che ora non sono nulla.

Resto seduta e aspetto le lacrime, aspetto un vuoto nello stomaco, un dolore al petto, ma niente. Mi sento nel ciglio di un fosso, sono pronta a cadere, sono pronta per il peggio, eppure non succede nulla. Sono ancora qua seduta, nel letto, con delle polaroid in mano e gli occhi asciutti.

r.i.p.

Tonight I dreamt about you and the conversation we never had. The one where we just speak out all of our feelings. You were talking so calmly, and I was just crying and crying and being desperate. But somehow it didn’t even feel like it was you. It was this cold hearted person that I couldn’t even recognise. And then I realised that I wasn’t crying because you were leaving me, I was crying because you didn’t exist anymore. The persone I felt in love with, completely gone. So I guess this in not about being left, it’s about suffering a bereavement. We didn’t break up, you died.

Sex and the city

Sex and the City is probably the only thing I can watch right now. Even though I’ve watched that show a hundred times, there’s always something reassuring about knowing that everyone sooner or later goes through the same shit, and then moves on, and then other shit happens and so on. Maybe not 100% reassuring in a “happily ever after” manner, but still, a down moment has to be followed by a great time. It has to. Right?